I frullati da Viel

SCAFFALE

152_VielEsce in questi giorni, edito dalla 0111 Edizioni, l’opera autobiografica “I frullati da Viel” di Valerio Bassotto, ben conosciuto a Thiene come giornalista e direttore del mensile Thiene News.
In attesa della agognata pensione, che come un miraggio si allontana man mano che si avvicina l’età, Valerio Bassotto si è messo a scrivere un libro, una autobiografia strutturata per quaderni, che si riferiscono il forma semi-seria ai diversi periodi della sua vita.
Nato a Thiene, in una famiglia di cartai per lunga tradizione, soprattutto il nonno Valerio, le cui filigrane sono esposte al Museo della Carta di Fabriano. Era quindi nell’ordine naturale delle cose che anche il nipote finisse in un cartiera.
Questo non prima di essere cresciuto grande e grosso, super-alimentato dai frullati che riusciva a scroccare alla gelateria da Viel, giocando persino a basket e facendo strage di olandesi a Desenzano, fino a farsi definitivamente uomo col servizio militare come alpino.
Fu prima operaio in diverse aziende, fino ad arrivare alla Cartiera Burgo di Lugo dove, stanco di oziare in cima ad un muletto in fabbrica, tentò la via del giornalismo cominciando come corrispondente del quotidiano “Nuova Vicenza”.
Ancor oggi collabora con vari giornali e riviste, tra cui “Il Gazzettino” mentre dirige la rivista Thiene News, il giornale più letto in città, che con gli aggiornamenti locali ha sei edizioni in tutto il Vicentino.
In quarta di copertina del libro si legge: “Prendere per tutta la vita delle fregature è un record poco invidiabile. Un record che l’autore ha riportato con cura dei particolari in questo racconto. Ma si sa, la vita è così e quando dopo anni uno si guarda indietro scopre che, alla fin fine, più che una tragedia quella che è passata è una commedia che vorrebbe raccontare per evitare ad altri di fare gli stessi errori, che però tutti commettono e che impossibile evitare.”
Per dare il tono del racconto, citiamo l’incipit “Pur essendo un uomo che di mestiere fa il giornalista, cosa questa che mi costringe ad essere continuamente a contatto con la gente, sto scoprendo ogni giorno che passa la mia incapacità di capire le persone e la vita che si svolge intorno a me.”
Amara invece la conclusione di “un ultimo capitolo dedicato al sogno e alla pazzia”. Di fronte alla morte, che accetterà serenamente se non si risolverà in qualche forma di accanimento terapeutico, Valerio si chiede: “E dopo? Dopo credo sarà il nulla. Non sono mai stato un buon cristiano. E Nostro Signore mi ha punito non concedendomi quella fede che per chi ce l’ha vuol dire conforto, fiducia, speranza. Quindi da agnostico ho vissuto e da agnostico morirò, ma spero solo di poterlo fare come piace a me.”
Il tutto aspettando la pensione!

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