I giochi si sono aperti

ATTUALITÀ

Nel 2012 fra le frasi che squalificano chi le pronuncia, oltre a quella di Matteo Renzi, che di fronte alla sconfitta nelle primarie del Pd se ne è uscito con “Ho perso, finalmente ho fatto anch’io qualcosa di sinistra!”, c’è sicuramente quella di Silvio Berlusconi che ci è arrivata sul telefonino, secondo cui, rammaricandosi per non aver ricevuto nemmeno una telefonata da Monti, ha aggiunto che questa che si conclude sarebbe stata “una legislatura sprecata per colpa del premier”, non evidentemente quello dei 4 anni precedenti ma quello dell’ultimo anno del governo tecnico di emergenza, guidato da Mario Monti, resosi necessario per tentare di salvare il paese dal disastro economico.
Due esempi di distorta percezione della realtà, che rendono del tutto non proponibile alla guida del paese chi le ha pronunciate.
Contro ogni criterio di equilibrio, Berlusconi col suo populismo d’acchito sta ossessivamente invadendo le tv e i tg, i suoi e quelli di tutti noi, e poi si arrabbia che qualcuno gli fa notare che tre volte a “Porta a Porta” in 2 settimane, col cardinalesco ossequio di Bruno Vespa, sono anzitutto una mancanza di gusto, oltre che di equilibrio. “Allora vado in piazza”, è la seria minaccia di chi trova esagerata una equa e democratica par condicio nella propaganda elettorale.
E mentre Berlusconi scende, o meglio precipita, ulteriormente nella scala di dignità della politica, a “salire” in politica è Mario Monti, deciso a unificare sotto la sua bandiera chi si riconosce nella sua Agenda, cioè nel suo programma elettorale, dove abbiamo trovato molto di quello che avrebbe già dovuto fare e non ha fatto.
Si è così creato uno schieramento di centro, una raccolta di mini-partiti, che insieme aspirano a diventare l’ago della bilancia nel dopo elezioni.
Intanto il Pd di Bersani, impegnato nelle primarie di fine anno, prosegue sulla sua strada verso il coinvolgimento degli elettori alle scelte dei candidati del partito. Con non poche difficoltà sono state concesse solo alcune deroghe ai candidati uscenti per ripresentarsi, mentre è stato stabilito che se alle primarie si sceglie di esprimere due preferenze, una deve obbligatoriamente essere una donna. Insomma dal Pd di Bersani viene un no al one-man-party, e un sì all’apertura democratica in tutte le scelte del partito e di chi lo appoggia.
Poco opportunamente, in quanto in questo momento il silenzio sarebbe stato d’oro, è scesa in campo anche la Cei, con i vescovi italiani che hanno dichiarato apertamente di appoggiare il tentativo di Monti, perché Berlusconi, fortemente sostenuto 5 anni fa, sarebbe improvvisamente diventato “di rango inferiore”; noi, eminenze, lo sapevamo già da allora.
Per fortuna che la Cei come sempre è lontana, quando non apertamente contraria, a quella parte del mondo cattolico che si riconosce nel progressismo democratico e nell’impegno per una maggiore equità sociale, che oggi cerca di esprimersi attraverso il Partito Democratico.