I giorni dell’abbandono

SCAFFALE

FerranteC’è da parte nostra un certo disagio nel giudicare un libro scritto da uno pseudonimo che, nonostante le molte con-getture, non si sa chi in realtà sia.
Sembra di essere entrati in uno di quegli odiosi giochi di società in cui, anche di fronte alla banalità, si rischia co-munque di fare la figura del cretino.
Considerato anche che a leggere “I giorni dell’abbandono” dello pseudonimo Elsa Ferrante, edito nel 2002 dall’Editrice e/o, c’è il rischio di abbandonare la ricerca di una paternità (o maternità) dell’autore.
La vicenda narrata è quella di una moglie, con una figlia e un figlio, (la tipica famiglia perfetta) che improvvisamente viene abbandonata dal marito, il quale va a vivere con una donna più giovane, con la quale sembra da tempo avesse una relazione.
Una situazione abbastanza tipica, che la protagonista stenta di accettare e processare verso un suo superamen-to.
Succede un po’ di tutto, la morte del cane di famiglia, una “vendetta” della donna con un musicista abitante nello stesso condominio, i figli che di fronte alla routine dome-stica che la donna ha difficoltà a portare avanti, sembrano preferire i momenti più gratificanti che trascorrono con il padre.
E poi c’è l’orgoglio della donna di mezza età, ferita non so-lo nel suo amore coniugale ma nelle sue stesse capacità amatorie, tanto da vedere che il marito rincorre “carne più giovane”.
Quello che comunque per noi è il limite di questo romanzo è una narrazione condotta sul piano della routine quotidia-na con una esasperante lentezza, tanto da rendere banali e senza vita gli avvenimenti; insomma una vita svuotata di tutto ciò per cui sembra valer la pena di vivere, portata avanti per forza d’inerzia, senza convinzione su ciò che si sta facendo.
Anche il finale che dovrebbe farci capire che la protagoni-sta ha processato la sua situazione, uscendone con un su-peramento dei limiti imposti dal marito, è assolutamente poco convincente.

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