I misteri di via dell’Amorino

SCAFFALE

Lobbia Romanzo con i classici risvolti del giallo e soprattutto intriso di avvenimenti storici e parallelismi tra la neonata Italia di fine Ottocento e quella dei giorni nostri. Stiamo parlando de “I misteri di via dell’Amorino” di Gian Antonio Stella, edito da Rizzoli nel 1912.
La trama: siamo 1869, Cristiano Lobbia, deputato al Parlamento del Regno d’Italia eletto nel collegio di Thiene-Asiago, tra i rappresentanti di sinistra del partito liberale, chiede una Commissione di inchiesta per fare luce sul cosiddetto “scandalo del Monopolio dei Tabacchi”, sostenendo di avere le prove per dimostrarlo.
All’epoca sia la capitale che il parlamento italiano erano a Firenze e proprio nella città toscana avviene il fattaccio, la sera del 16 giugno 1869; in mattinata era stata convocata la Commissione di cui sopra, Lobbia viene aggredito e colpito con coltelli e bastoni in Via dell’Amorino scampando alla morte per un soffio.
Stella è abile ad intrecciare digressioni storiche sugli avvenimenti sopra descritti con argomentazioni riguardanti il carattere e le peculiarità sia di Lobbia che dell’Italia dell’epoca.
Nelle varie recensioni leggiamo “Come in un feuilleton d’altri tempi, sullo sfondo di Firenze negli anni in cui era capitale, tra le quinte di un mondo politico affaristico e corrotto, si muovono faccendieri e maîtresse, nobildonne prussiane e monaci rinnegati, spadaccini e ricattatori, magistrati integerrimi e giudici servili, patrioti idealisti e viscidi voltagabbana, povere peripatetiche divorate dalla sifilide e giornalisti dalla penna avvelenata. Intrighi, violenze, omicidi. Gian Antonio Stella riapre il giallo della Regìa Tabacchi, «la madre di tutte le tangenti». Un romanzo serrato e incalzante che racconta, attingendo ai documenti originali, una storia così avvincente che pare inventata e invece è drammaticamente vera. Al centro di tutto, la storia di un uomo perbene innamorato pazzo dell’Italia e tradito nelle sue speranze e nei suoi sogni. Un uomo al quale finalmente viene restituito l’onore.”
Alcune parti di questo romanzo ci hanno colpito particolarmente, come il parallelismo che Gian Antonio Stella fa tra lo spirito libertario del garibaldino Cristiano Lobbia e quello della Comunità dei 7 Comuni di Asiago da cui entrambi provengono.
Meno convincenti, sul piano narrativo, le pedisseque ricerche che portano il Lobbia ad essere incriminato per quel che vuol denunciare, arrivando fin al punto di negare l’attentato stesso di cui per poco non è rimasto vittima.
Qualcuno, sempre in vena di parallelismi, ha scritto”Ne vien fuori un romanzo più che gradevole con tanti spunti per riflettere, pagina leggendo sarà impossibile per il lettore non abbinare il protagonista ad un Enzo Tortora o ad un Saviano dei giorni nostri.”

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