I tacchini non ringraziano

SCAFFALE

Ogni tanto Andrea Camilleri, oltre a proporci i suoi racconti pubblicati dall’editrice Sellerio di Palermo, si diletta ad altre pubblicazioni, più estemporanee ma sempre piacevoli, come quella recente pubblicata dalla Salani Editore, dal curioso titolo “I tacchini non ringraziano”.
Si tratta di una dozzina di racconti brevi che hanno per protagonisti gli animali, in genere domestici, che la famiglia di Andrea Camilleri ha avuto in casa o con cui è entrata in contatto.
Si parte con “il lepro che ci beffò” per raccontare un’avventura di caccia in cui una lepre si salvò dalle micidiali doppiette fingendosi morta.
Si passa poi al racconto “Pimpigallo e il cardellino” e quindi ad “Aghi cane diffamato”.
Segue il racconto che dà il titolo alla raccolta “I tacchini non ringraziano”, per quanto negli Usa ci sia la tradizione di mangiarli arrosto il Giorno del Ringraziamento; si prosegue poi con “Il giorno che i maiali si sbronzarono”, per finire con la “Elegia per il Barone”
La pubblicazione, che si avvale dei disegni di Paolo Canevari, poetico interprete dei vari personaggi, si conclude con una nota in cui Andrea Camilleri pone l’attenzione sulla mancanza della presenza di animali veri nel mondo in cui crescono oggi i nostri bambini, al punto di credere, scrive Camilleri:” che il pollo non esiste in natura, ma viene prodotto in fabbriche apposite” tanto da far pensare che “in un pollo il numero delle ali è sempre di gran lunga inferiore a quello delle cosce, dato che a tavola si portano sempre più cosce che ali.”
Non poteva naturalmente mancare una conclusione tipicamente da Camilleri, il quale dice “Se veramente un giorno riusciremo a sapere quale opinione hanno di noi gli animali, sono certo che non ci resterà altro che sparire dalla faccia del pianeta, sconvolti dalla vergogna. Sempre che, tra cinquant’anni, gli uomini saranno ancora in gradi di provare questo sentimento.
Io, fortunatamente, non ci sarò. Ma vorrei che qualche mio pronipote consegnasse agli animali una copia di questo libretto perché di me, e di moltissima altri come me, possano avere un’opinione sia pur leggermente diversa.”

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