Il cuore grande delle ragazze

CINEMA

999_CuoreRagazzeSembra che Pupi Avati in “Il cuore grande delle ragazze”, recentemente proiettato al Cinema San Gaetano di Thiene nell’ambito dei Cineincontri 2012, volesse raccontare la vicenda amorosa dei suoi nonni. Siamo nella campagna emiliana degli anni ’30, dove il possidente terriero Sisto Osti (Gianni Cavina) cerca attraverso un intermediario un marito per una delle due figlie nubili in Carlino Vigetti, un giovane contadino illetterato ma che ha pienamente assorbito l’ideale sessuale dell’epoca fascista, quando, accanto alla moglie angelo del focolare, l’uomo poteva abbandonarsi a qualsiasi licenza, magari col pretesto della urgenza del bisogno fisiologico.
Il contratto per il matrimonio con una delle due figlie dopo un mese di fidanzamento e visite serali di un’ora, prevede una moto Guzzi per lo sposo e dieci anni di affitto gratuito del podere lavorato dal padre (Andrea Roncato). A rompere i piani arriva da Roma la bella Francesca (Micaela Ramazzotti), avuta dalla madre prima di sposarsi e adottata dal marito; così la sera in cui Carlino doveva comunicare il nome della prescelta, lui dichiara di amare Francesca, ciò che causa la rottura del contratto, per quanto alla fine si acconsenta al matrimonio con la nuova venuta.
Un matrimonio che avviene in condizioni rocambolesche, dal momento che uno zio si è dimenticato di avvisare il prete; finalmente dopo una quindicina di giorni, con Carlino che freme per l’urgenza di consumare il matrimonio, il prete si è rimesso dall’operazione di tonsillite e celebra il matrimonio.
Partiti per il viaggio di nozze, la prima notte, mentre la sposa si prepara vestendo gli indumenti del corredo, Carlino uscito dalla camera dell’Hotel per riempire una brocca d’acqua, incontra una procace ragazza del paese, che si negava a lui perché fidanzata con il cugino del Duce, ciò che era risultato non vero, tanto che la ragazza si era adattata a fare la cameriera d’albergo. Succede il patatrac, proprio mentre la sposina aspetta ansiosa in camera.
Scoperta la tresca, Francesca parte per andare da una cugina a Bari, dove rimane per un certo periodo, respingendo le ardenti lettere d’amore che Carlino pentito le scrive, oltre alle occasioni di matrimonio che la cugina le propone. Finché arriva il telegramma che annuncia il suicidio per disperazione di Carlino; Francesca decide di tornare e alla stazione se lo ritrova davanti, vivo e vegeto, contento che l’espediente del tragico telegramma avesse funzionato.
Può darsi che nel raccontare la favola dei nonni il regista Pupi Avati sentisse il calore della nostalgia, solo che non è riuscito a trasmettercela, con un racconto poco vitale e con situazioni assurde date da elementi più favolistici che vissuti, a volte al limite del buongusto.