Il disagio della libertà

SCAFFALE

Recentemente, di fronte alle poco interessanti offerte dell’editoria attuale, ci è casualmente capitato di leggere un libro di Corrado Augias, edito dalla Rizzoli nel 2012, di cui, più che il titolo “Il disagio della libertà”, ci ha colpito il sottotitolo “Perché agli Italiani piace avere un padrone”.
Non è che Corrado Augias, appartenente alla categoria dei so-tutto-io, sia tra le nostre preferenze letterarie; questo naturalmente non significa che a volte proponga idee che consideriamo valide e pienamente condivisibili.
Secondo questo autore, gli italiani, che per la libertà sono persino inclini a combattere, quando finalmente la ottengono non riescono a gestirla responsabilmente e tendono a delegarla al capo o ducetto che a turno si presenta loro con idee già pre-strutturate, pronte all’uso, evitando loro la fatica di pensare e di agire politicamente in modo responsabilmente democratico.
E così dopo il ventennio fascista, che ci ha portato al disastro della guerra, e quello fideista della Dc, passando per Craxi, gli italiani sono arrivati al quasi ventennio berlusconiano, che ha registrato una deregulation morale di cui oggi stiamo ancora vivendo le devastanti conseguenze.
Augias arriva a dire che mentre l’italiano idealizzato da Mussolini è, dopotutto, il cittadino fiero del suo Stato e della sua storia, quello proposto mediaticamente da Berlusconi è il cittadino che, in nome del proprio egoistico interesse personale, frega lo Stato a più non posso, facendosene vanto.
Ne deriverebbe una società con una doppia morale, quella pubblica e ufficiale ostentata all’esterno, e quella individualistica del greto interesse personale, perseguito ad ogni costo, con ogni mezzo e con ogni espediente furbesco.
Una doppia morale che, per Augias, ha coinvolto anche la Chiesa, se di fronte alla manifesta immoralità, ha preferito i vantaggi economici offerti dal berlusconismo.
Una considerazione particolarmente interessante è quella che, applicata ai nostri giorni, riguarda il presunto o reale fascismo della Lega di Salvini.
Citando Ernst Bloch, Augias parla di una ‘eccedenza del passato’, spiegando che “oltre a ciò che del passato è finito, c’è nel passato un’eccedenza non ancora esaurita di futuro.” Come dire che, al di là di Salvini, oggi stiamo vivendo una eccedenza del passato fascista che si è proiettata nel nostro futuro di oggi.

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