Il fascino dei palazzi di Thiene

CULTURA

Resterà aperta fino al 12 maggio la Mostra Fotografica intitolata “Il fascino delle storiche dimore thienesi”, altra iniziativa culturale del Gruppo di Fotografi composto da Giuseppe Stella, Valter e Luca Borgo, recentemente inaugurata nella Biblioteca Civica di Thiene.
Il Gruppo, che amichevolmente noi chiamiamo la “Banda del Click”, dichiara di essersi mosso in base ad “un’idea di Angelo Rossi”; una dichiarazione che va ben oltre l’omaggio di circostanza; uomo di cultura ed appassionato di storia, specialmente della storia di Thiene, Angelo Rossi ha lanciato l’idea che i nostri hanno concretizzato in questa mostra; è forse il modo migliore per ricordarlo e rendergli omaggio.
Questa è la 22^ Mostra Fotografica che il gruppo di fotografi ha organizzato a Thiene, sempre in questa sala della Biblioteca Civica, salvo le prime che sono state allestite presso il Monumento dei Caduti; aggiungendo le altre fatte fuori Thiene, si arriva ad una trentina di Mostre Fotografiche.
Crediamo che allora sia il momento di realizzare in pieno come, se ciascuna di queste mostre ha portato non solo momenti di piacere, ma anche di nuove conoscenze, di nuove esperienze a chi le ha visitate, dato che un’immagine spesso dice di più di un libro, si possa capire in pieno l’enorme mole e lo spessore culturale dell’insieme delle iniziative puntualmente presentate in questi anni, su temi ed argomenti diversi, quasi tutti comunque riferiti alla nostra città; come dire che i nostri ci hanno portato per più di 20 volte dentro aspetti di Thiene che il nostro correre quotidiano spesso ci impedisce di vedere, facendoceli godere nella intrinseca bellezza che il loro obiettivo ha invece saputo cogliere.
Venendo a questa Mostra che, come dice il titolo, si propone di farci scoprire “Il fascino delle storiche dimore thienesi”, si tratta di immagini che si riferiscono ad una quindicina di dimore storiche che ancora abbelliscono la nostra città.
Se l’architetto ha disegnato e costruito la spesso pregevole struttura dei singoli palazzi, la Mostra intende invece soffermarsi su quanto è avvenuto successivamente, ad opera delle famiglie che quelle dimore nel tempo sono andate ad abitare. La Mostra cioè si propone di cogliere gli interventi di abbellimento e di arricchimento, in qualche modo di personalizzazione della propria dimora, spesso con sofisticati simbolismi, per renderla più pregevole ed accogliente.
Si tratta, a ben guardare, dell’incontro tra un’esigenza di abbellire, ornare, in qualche modo personalizzare secondo i propri gusti, la propria casa, e l’abilità, la maestria di chi, quasi sempre un artigiano, è chiamato a rispondere col proprio lavoro a questa esigenza di abbellimento.
Siamo nel momento magico in cui il lavoro dell’artigiano diventa arte che cerca di rispondere da una parte alla funzionalità dell’intervento e dall’altra al gusto del bello di cui i proprietari intendono attorniarsi.
Siamo comunque ad un concetto di lavoro come arte che appartiene ad una epoca pre–moderna, precedente all’invasività della plastica, nel senso che l’elemento di abbellimento è spesso unico, non certo standardizzato, seriale o modulare come avviene oggi anche nel mondo dell’artigianato ormai industriale. Alla sera non si contano i pezzi fatti, ma se questi sono venuti bene, se rispondono al gusto del committente.
Commuove persino questa volontà di inserire elementi di bellezza e di armonia in tanti modi, sulle travi del soffitto, sugli affreschi murali, la leggera sveltezza dei lavori in ferro battuto … in uno sforzo di rendere più piacevole ed accogliente il mondo che abitiamo, di circondarci di opere che spesso possiamo definire d’arte proprio perché rispondono ad una esigenza di pace ed armonia personale e famigliare.
Abbiamo sempre sostenuto, per questa e per le precedenti Mostre, come sia un peccato che, finito il tempo necessariamente ristretto della esposizione in pubblico di queste immagini, il tutto finisca in un archivio dove sono destinate a restare per sempre non viste. Vi viene sepolto, bisogna rendercene conto, un capitale culturale che si dovrebbe invece cercare di far conoscere, magari con i mezzi che oggi abbiamo a disposizione.

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