Il governo di Cicciobello

ATTUALITÀ

181_BimboBelloMolti sono i motivi per cui non ci piace il governo di Matteo Renzi appena insediato; non tanto per la sua composizione all’insegna dei giovani e delle donne, che indubbiamente rappresenta una novità, quanto più per come è nato, all’insegna di una boriosa strafottenza e delle roboanti promesse.
Un governo sostenuto dalle cosiddette “piccole intese” che, in mancanza di Berlusconi, non sono più larghe e si riducono a personaggi come Alfano e Lupi, per non parlare dei vari Cicchitto e del sibilante Schifani, fino ad ieri osannanti paron Silvio.
Non ci era piaciuto certo il governo di Enrico Letta basato sulle innaturali “larghe intese” suggerite da Berlusconi e Napolitano; però dobbiamo riconoscere che dopo 10 mesi di lavoro lo spessore politico e la credibilità internazionale del premier Letta, ce l’avevano reso meno indigesto, soprattutto dopo l’uscita dalla scena politica di Berlusconi.
Il governo Renzi nasce da un colpo di mano in direzione del suo partito, il Pd, soprattutto dopo che il neo-segretario ha inopinatamente resuscitato Berlusconi, concordando con lui una legge elettorale che, senza le preferenze, per noi segnerebbe il passaggio dalla porcata ad una “maialata”.
Certo che Matteo Renzi si muove in gran fretta, promettendo una riforma al mese, magari formalmente dentro le regole, ma comunque finora fuori da ogni controllo democratico popolare, che non vada oltre alla vittoria nelle primarie del suo partito.
Da tempo abbiamo l’impressione che il quadro politico italiano continui ad essere caratterizzato da questi personaggi chiusi entro un loro mondo avulso dalla realtà quotidiana della gente.
Berlusconi si è smarrito nel suo Truman-show, in cui la ossessiva e vociante pubblicità mass-mediatica rende presentabile persino lo squallore di Arcore, fatto di “bunga-bunga” con le sue donnine, nascondendo come da premier abbia rischiato sia stato condannato per “frode fiscale” senza avere il pudore di andarsene.
Beppe Grillo vive invece perso dentro il suo blog, in una condizione di realtà virtuale che nulla ha a che fare col mondo di chi lavora e deve misurarsi con una crisi che non vuol finire.
Lui, Beppe Grillo, si twitta addosso tutto il giorno, come se la gente normale passasse il tempo a smanettare davanti ad un pc.
Solo che nemmeno dentro il suo blog riesce ad essere democratico, se quando recentemente un referendum sul web ha deciso a maggioranza che il suo movimento avrebbe dovuto andare alle consultazioni con Matteo Renzi, premier incaricato, in una scandalosa piazzata in streaming ha sostanzialmente sconfessato il suo stesso tweet-people, dichiarando apertamente “io non sono democratico!” e ponendosi così fuori da ogni possibilità di serio confronto politico; noi, viste anche le espulsioni dei dissidenti grillini, prendiamo atto e passiamo oltre.
Tutto questo febbrile fervore di Matteo Renzi ci fa comunque rivivere i tempi in cui Bettino Craxi si riuniva da solo nel suo ufficio e decideva quello che poi lui faceva passare come deciso dalla direzione del Psi.
Con la sua fretta di fare le riforme, ci tolse la scala mobile, lasciandoci inermi di fronte all’inflazione. Poi abbiamo visto come è andata a finire!
Per questo, invitandolo a passare dal futuro imminente al presente concreto, consigliamo a Renzi di non passare dalle parti del St. Raphael.

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