Il ‘melting pot’ americano

CULTURA

MeltingPot“Melting Pot” in inglese significa “crogiuolo” cioè il recipiente in cui i diversi metalli si fondono e formano una lega; da molti anni il termine è stato adottato come metafora della società americana, dove cioè è da sempre in atto un processo di convivenza tra le diverse razze e i diversi popoli che nel tempo sono immigrati in cerca di quello che è diventato “l’American Dream”, il sogno americano, fatto di possibilità illimitate, dove ognuno può trovare una sua dimensione di vita.
Durante l’estate abbiamo fatto un viaggio in Canada e a New York. Con tutti i limiti della realtà che un turista può vedere, abbiamo avuto la sensazione che una integrazione tra popoli e razze diversi sia non solo possibile, ma per certi aspetti già operante dall’altra parte dell’Atlantico.
Certo non ci nascondiamo fatti ed episodi puntualmente ricorrenti nella cronaca di forma di razzismo che permangono specialmente nei confronti della popolazione nera nelle grandi città americane. Basti pensare al muro che Trump vorrebbe far costruire ai messicani perché non entrino negli States.
Partiamo dal Canada dove esistono forme ormai consolidate di bilinguismo, derivante dal fatto che una parte della popolazione parla francese e si rifà alla cultura francese, mentre l’altra parla inglese e fa riferimento alla cultura dei vicini Usa.
Ma pur mantenendo gelosamente queste loro origini culturali, i canadesi hanno saputo creare una società dove le diversità convivono senza eccessivi traumi.
Non solo, ma con lo stesso spirito hanno saputo integrare gli immigrati di varie razze e colore, creando una società multirazziale dove ciascuno può rimanere se stesso senza essere socialmente discriminato.
Certo non mancano i problemi di convivenza, ci ha detto la nostra guida Antoine, ma raramente scoppiano in violenza perché si cerca di superarli sulla scorta di corretti e rispettosi rapporti sociali.
Un esempio di convivenza in una società multietnica e multirazziale è la città di New York, dove il ritmo di vita a noi appare parossistico, ma dove si convive tranquillamente col vicino o col collega, indipendentemente dalla razza.
Nel continuo fluire delle persone sulle grandi Avenue, si incontrano persone bianche, nere, asiatiche, con tutte le possibili sfumature intermedie; ognuno segue una sua strada, senza intralciare gli altri, senza sentirsi superiore o inferiore, in una convivenza sociale che qui è non solo auspicabile o possibile, ma semplicemente realizzata nei fatti.
La nostra impressione è stata che quella di New York sia una società in cui l’integrazione sociale è già avvenuta, dove la convivenza di razze diverse è nei fatti, realizzata ed operante, quasi un dato di fatto.
Se i viaggi servono anche a vedere se e come gli altri hanno risolto i nostri problemi, dal nostro viaggio abbiamo imparato che dall’altra parte dell’Atlantico l’integrazione e la convivenza in una società multirazziale e pluriculturale è non solo possibile ma socialmente conveniente.

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