Il Mercante di Venezia

TEATRO

Albertazzi-2Giustamente il Teatro Comunale ieri sera era pieno; il pubblico ha certamente voluto rendere omaggio con la sua presenza a Giorgio Albertazzi (un gigante del nostro teatro) in scena con “Il Mercante di Venezia” di William Shakespeare.
La trama ambientata nel sedicesino secolo a Venezia è ricca di colpi di scena e di intrighi; racconta di Bassanio che volendo conquistare la bella Porzia, chiede in prestito all’amico Antonio 3000 ducati.
Antonio è ricco, ma i suoi soldi sono investiti nelle navi ancora in viaggio. Per accontentare Bassanio, a cui è legato da grande affetto, si rivolge perciò a Shylock, un usuraio ebreo, il quale avendo dei vecchi rancori con Antonio, impone nel contratto la clausola che se non sarà pagato il debito entro tre mesi pretenderà come pagamento, una libbra di carne del suo corpo.
Scaduto il termine, Antonio non riesce a pagare il debito, e Shylock pretende il rispetto del contratto.
Nella storia emergeranno i sentimenti dell’amicizia, dell’odio, dell’avidità, del rancore.
Ci penserà poi Porzia, travestita abilmente da avvocato e con un colpo di scena a far, condannare Shylock. Una soluzione inaspettata riuscirà a far vincere il bene sul male. Shylock era il male … lo ha spiegato nel suo intenso e tormentato monologo davanti al Doge … ha disprezzato i miei guadagni e deriso la mia nazione, reso freddi miei amici, infuocato i miei nemici. E qual’è il motivo? Sono un ebreo. Ma un ebreo non ha mani, organi, affetti , passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse armi (…) non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un cristiano?(….) Vendetta la malvagità che tu mi hai insegnato io la metterò in pratica.”
Sono state due ore di grande teatro e Giorgio Albertazzi ha dato l’ennesima prova di grande attore; la sua entrata in scena è stata accolta da un silenzio rispettoso e affettuoso che ha avuto lo stesso effetto di un lungo applauso.
Lo abbiamo visto grandioso e fragile, e quando il suo Shylock entra in scena indossando una lunga veste azzurra, un elegante bastone, kippah sul capo, abbiamo capito subito che lui – è – il Mercante di Venezia; la sua azione era ridotta al minimo, bastone alla mano e passo incerto, non siamo riusciti a capire se questo fosse dovuto all’età o all’intimo dolore del personaggio, in lui c’era tanta naturalezza.
Certamente non si può fare nessun paragone con gli altri interpreti, troppe cose li separano (esperienza, età, ecc.) ma secondo noi c’era un buon equilibrio, il cast era affiatato e unito, la recitazione mobile e briosa.
Citazione dovuta alla bravissima Cristina Chinaglia nella parte di Job, fedele servitore veneziano che si da un gran daffare per aiutare i suoi padroni; lei dà una nota di allegria e di leggerezza durante tutto lo spettacolo. La sua interpretazione ricordava molto la Commedia dell’Arte.
Ci è piaciuta la regia; avevamo già potuto apprezzare la bravura di Giancarlo Marinelli due stagioni fa proprio al Comunale di Thiene con L’innocente di Dannunzio, (nel prossimo spettacolo la regia sarà ancora sua); essenziale ma efficace anche la scenografia dove un ponte veneziano, che si presta a molteplici usi e ambientazioni domina su tutto, c’è un fondale dove passano immagini e filmati.

Il testo, bello e intenso, sceglie di chiudere la storia non sul ricongiungimento di Porzia e Bassanio ma su Shylock solo in scena, sconfitto, abbandonato e vinto (anche sua figlia Jessica lo avrà abbandonato fuggendo con Lorenzo, convertendosi poi anche al cristianesimo); accanto a lui c’e solo il suo fedele servitore Job che posando dolcemente la testa nel suo grembo facendoli sentire tutto il suo affetto.
Molti gli applausi per i protagonisti del palco e per gli spettatori la certezza di aver visto un buon teatro

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