Il mondo di Wodehouse

CULTURA

186_WoodhousePer una serie di circostanze troppo lunghe da raccontare ci siamo trovati nella disponibilità di una serie di romanzi dell’umorista inglese P.G. Wodehouse che stiamo sistematicamente leggendo, a scopo terapeutico, ci vien da dire.
Non potendo seguire i singoli romanzi, vorremmo tentare di attirare l’attenzione sul prolifico autore e sul suo stile umoristico.
Pelham Grenville Wodehouse era nato a Guildford nel Surrey nel 1881. La sua sembra essere stata una vita senza grandi sconvolgimenti; figlio di un magistrato ha vissuto l’infanzia a Hong Kong, dove ricevette una educazione tradizionalmente britannica.
Iniziò a lavorare in una banca, ma ben presto passò al giornalismo e quindi divenne romanziere.
I suoi primi romanzi, “The Pothunters” del 1902 e “Mike” del 1909 si rifacevano al mondo della scuola e alla vita del college, quella che è stata definita la struttura portante della società britannica.
Nel 1910, con “Psmith in the City”, il suo mondo si allarga dalla scuola alla banca, con le peripezie per superare la noia della routine quotidiana.
Già nel 1915 con “Something Fresh” comincia la saga del castello di Blandings, imperniata sul personaggio di Lord Emsworth, lunatico allevatore di maiali da gran premio.
Seguiranno i romanzi ambientati nel mondo del golf, con tutta una umanità fatta di eccentrici personaggi che Wodehouse si diverte a descrivere.
Quello che colpisce un questo umorista inglese è anzitutto il linguaggio assolutamente indiretto, che si esprime per astrazioni, buffe generalizzazioni, metafore involute, ardite trasposizioni, giudizi drasticamente eccessivi, riminescenze colte e riferimenti esoterici.
Ne viene fuori un mondo che è stato definito una “never-never land” (una terra inesistente) popolata da personaggi di ragazze sventate, di bellimbusti, di ereditieri sfaccendati, di allegri villanzoni e di aristocratici allocchi.
Il tutto fatti muovere sulla scena del teatro della vita con una compiaciuta umanità che guarda benevolmente al loro continuo agitarsi su problemi non-problemi.
È il mondo della piccola borghesia tardo-vittoriana, dove tra fidanzati ci si da del voi, dove si devono nascondere sotto l’ormai trasparente velo del perbenismo le proprie debolezze e le piccole aspirazioni.
È importante dire che leggere Wodehouse oggi è comunque sfuggire alle pesantezze della narrativa di moda, fatta di sesso e di violenza, di esistenze bruciate o deluse.
L’antidoto fornito da questo umorista inglese, che descrive un mondo che non c’è più, sempre che sia mai esistito, è una lettura fatta di piccole avventure o disavventure quotidiane, guardate con l’occhio di un osservatore che si diverte ad esagerarle con battute ed osservazioni che le stemperano in una serena ed accettata visione della vita.
Come dire “Tre pagine al giorno e ci si toglie il medico di torno!”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *