Il Nobel per la Letteratura a Bob Dylan

CULTURA

BobDylanSolo una colpevole ignoranza di chi non conosce la realtà delle cose ha potuto far storcere il naso sulla recente assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura del 2016 al cantautore statunitense Bob Dylan.
Una colpevole ignoranza che deriva non tanto dalla non conoscenza della sua enorme produzione musicale, sulla quale, non essendo noi degli esperti musicofili, non ci permettiamo di entrare.
Quello che invece più ci convince che sia un Premio meritato, sono i testi delle sue molte canzoni che, una volta scoperti, hanno accompagnato praticamente tutta la nostra vita.
Bob Dylan, un po’ come Francesco Guccini in Italia, non si impone per la sua voce, spesso roca e strascicata, ma per i testi che recita accompagnandosi con la chitarra e l’armonica.
È quindi, secondo noi soprattutto, Bob Dylan poeta che è stato insignito del Premio Nobel. Un poeta che poi musicava i suoi testi, presentandoli sotto forma di canzoni.
Un poeta che ha avuto chi all’inizio lo ha influenzato; anzitutto il poeta gallese Dylan Thomas, il più famoso degli ‘angry poets’, i poeti arrabbiati del secondo dopoguerra. Bob Dylan ne prese addirittura il nome, a sottolineare che alla sua poesia di denuncia si ispirava.
Bob Dylan raccordò questa influenza letteraria con quella più popolare di Pete Seeger, altro cantautore statunitense che si rifaceva al folklore popolare del profondo sud americano e che attraverso le sue canzoni denunciava le ingiustizie sociali e la massificazione dei cervelli.
Il caso Bob Dylan, che si potrebbe dire sia nato con la chitarra in mano, scoppiò per noi al tempo della contestazione giovanile degli anni ’60, quando gli Usa stavano vivendo il dramma delle guerra in Vietnam.
Bob Dylan con le sue canzoni non solo denunciava la guerra e la violenza, si pensi a “Masters of War”, ma predicava la pace con il suo “Blowin’ in the Wind”, ancor oggi un inno internazionale.
Sostanzialmente Bob Dylan interpretò una generazione dando voce alle istanze giovanili del tempo, comprese le nostre. Insomma attorno ad una canzone ci trovavamo concordi senza fare tanti discorsi perché Bob Dylan esprimeva quello che noi volevamo esprimere, perché avevamo la sensazione che, come cantava lui, “The Times are a’changing” (i tempi stavano cambiando).
Purtroppo i tempi sono davvero cambiati, ma non come volevamo o sognavamo noi che volevamo ‘mettere i fiori nei vostri cannoni’, lasciandoci disillusi ed amareggiati.
Bob Dylan ha continuato imperterrito a cantare, ma ormai le sue canzoni non esprimevano più i nostri ideali e i nostri sogni; erano solo canzoni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *