Il nostro Berlinguer

EDITOR

ENRICO BERLINGUERÈ stato l’ultimo uomo politico italiano cui abbiamo creduto! Questo ci è venuto da considerare mentre in questi mesi abbiamo assistito alle iniziative messe in atto per ricordare i 30 anni dalla scomparsa di Enrico Berlinguer.
Senza entrare nel merito di quanto è stato fatto da altri, vorremmo tentare di ricordare qui il “nostro” Berlinguer, quello che ci aveva così affascinato e coinvolti in un impegno politico personale.
Noi non siamo mai stati comunisti, e tantomeno iscritti all’allora Pci; eravamo cioè comuni giovani studenti che, dopo la febbre contestativa del ’68, volevamo trovare uno sbocco positivo ad un nostro impegno politico. Enrico Berlinguer ci propose di lavorare nell’ottica di un “compromesso storico”, cioè una visione della società in cui fossero finalmente superati gli steccati che ci dividevano, la famosa dicotomia Dc-Pci, per elaborare proposte unitarie con il meglio che ognuno poteva dare.
Il segretario del Pci italiano Berlinguer era appena tornato da Mosca, dove al congresso del Pcus aveva avuto il coraggio di proclamare la diversità e la dimensione nazionale del socialismo italiano rispetto al socialismo reale sovietico.
Quando poi cominciarono i primi scandali del craxismo e della Dc, fu Berlinguer che in Parlamento, mostrando le mani aperte potè affermare “Queste mani sono pulite!”
Ogni volta che in Italia il segretario Berlinguer concludeva con un suo discorso l’annuale Festa Nazionale dell’Unità, al lunedì compravamo il giornale del partito che riportava integralmente il discorso del segretario. Erano discorsi di una qualità e spessore che non abbiamo più sentito, con una lucida visione globale della situazione presente, nazionale e internazionale, indicando delle prospettive che erano fattibili in uno sforzo concordato tra le varie forze politiche italiane. C’era insomma una prospettiva politica chiara e condivisibile, magari dopo un periodo di austerity, per cui valeva la pena impegnarsi politicamente.
Poi arrivò Craxi, che non voleva essere tagliato fuori politicamente dal compromesso storico; arrivò soprattutto il disastro del caso Moro, che fu sequestrato il 16 aprile, con i 5 membri della scorta massacrati, proprio mentre si recava in Parlamento per l’insediamento di un governo che prevedeva l’andreottiana ‘non-sfiducia’ da parte del Pci.
Finché, 30 anni fa, una mattina sul giornale leggemmo che Enrico Berlinguer era morto a Padova, colto da un malore durante un comizio. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, interpretando tutti noi, andò a prenderselo in aereo, come fosse un figlio, per portarselo ai funerali a Roma.
Inutile dire che con Enrico Berlinguer morì un sogno, forse un bel sogno giovanile che non è più tornato, ma che resta il nostro ideale di società per cui vale la pena impegnarci politica
-mente.

1 commento su “Il nostro Berlinguer

  1. THanls everyone for your comtenms. It’s an interesting scenario, What would ahve Nato done if the communists had won. For Italy, the sky would not have fallen in. They were not unreconstructed Stalinists and they would have had to form a multi party coalition.Security may have been a problem – would they undermine Nato? Perhaps but the soviets already had at least one very well placed spy in Nato – Rainer Rupp (aka Topaz) already

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