Il piacere

SCAFFALE

194_PiacereTra i tanti buchi che abbiamo nella nostra cultura letteraria c’era anche il romanzo “Il piacere” di Gabriele D’Annunzio che ci è recentemente capitato tra le mani, nella edizione degli Oscar Mondadori del giugno 1965, e che quindi abbiamo letto, superando qualche reticenza scolastica sull’autore.
Siamo grossomodo nella Roma degli anni che verranno chiamati la Belle Epoque, quella che diventerà la “Roma di D’Annunzio” antesignana della Roma della “Dolce Vita”.
Il protagonista è il conte Andrea Sperelli, che sta per essere abbandonato dall’amante Elena Muti, con cui ha da anni una relazione che, per quanto descritta con le dovute reticenze, è decisamente di tipo sessuale.
Uno dei tanti intrighi amorosi che sembrano rallegrare la Roma fin-de-siècle, dove si passa da una cena all’altra, all’insegna di una ostentata eleganza e di un gossip basato su una inesistente moralità.
Andrea Spinelli, ad un certo punto, viene coinvolto e deve battersi in duello, venendo seriamente ferito. Salvatosi a stento, trascorrerà la lunga convalescenza nella villa di una cugina, dove è ospite anche la nobile Maria Ferres, moglie di un ambasciatore e con una figlia che ama teneramente.
Stranamente Andrea viene colpito dalla serietà e dalla spiritualità di questa donna, molto diversa da quelle da lui frequentate a Roma, dove c’è il gusto della conversazione intellettuale, della pratica musicale, lontano dai bagordi sessuali della capitale.
Poco a poco, nella frequenza quotidiana, questa innocente e occasionale amicizia si sviluppa in un delicato e sorprendente sentimento, che finisce inevitabilmente per diventare un innamoramento, quel che si dice un amore platonico, per quanto Maria, anche lei innamorata, cerchi di resistere in tutti i modi alle profferte amorose di Andrea.
Dopo che Maria resta sola a Roma perché il marito, coinvolto in affari poco chiari, è richiamato in patria, il loro amore sta diventando una relazione completa che finisce per coinvolgerla anche sotto l’aspetto sessuale. Per accorgersi amaramente che a letto Andrea la identifica nel ricordo con Elena Muti, dimostrando la sua incapacità di un amore che non sia solo un fatto sessuale.
Evidentemente per D’Annunzio l’amore va distinto dal sesso, restando due mondi assolutamente separati.
Due sono gli aspetti che ci hanno colpito. Anzitutto la reticenza tutta Vittoriana delle relazioni sociali e dei rapporti di cortesia tra amanti, per descrivere i quali Gabriele D’annunzio sfodera tutta la sua fantasia decadente, ma che per noi resta obsoleta.
Il secondo aspetto è dato proprio dalla lingua usata dal Vate, fatta di reminescenze classiche e di arditezze espressive che ne caratterizzeranno non solo l’arte ma anche lo stile di vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *