Il romanzo dei Windsor

SCAFFALE

Abbiamo sempre ammirato Antonio Caprarica come corrispondente Rai da Londra finché è stato in servizio; ci piacevano le sue annotazioni in cui il fatto generale veniva spesso raccontato attraverso i particolari quasi quotidiani.
Per questo siamo stati attratti dalla sua opera “Il romanzo dei Winsor” edito dalla Sperling & Kupfer nel 2013, che ha come sottotitolo “Amori, intrighi e tradimenti in trecento anni di favola reale”.
Nel passare in rassegna i vari regnanti Windsor del Regno Unito, Antonio Caprarica si pone dl punto di vista opposto alla ufficialità dell’immagine pubblica con cui cercano di presentarsi, per entrare in quello della quotidianità privata, riconducendo queste figure entro i loro limiti e i loro difetti.
Ne viene fuori una nuova dimensione dei personaggi a buon diritto entrati nella storia inglese perché appartenenti ad una dinastia e ad una linea ereditaria, ma che in realtà, dietro l’apparenza, erano preda di difetti umani spesso non consoni con il loro status.
Basterebbe pensare al periodo vittoriano, che ha fatto scuola nel mondo occidentale per la pruderie che lo caratterizzava, tanto che nei salotti si usava ricoprire con lunghe tovaglie le oscene gambe dei tavoli; qualcuno ha efficacemente detto che i vittoriani cercavano di ignorare la metà inferiore del corpo umano, dove si svolgevano le funzioni meno nobili.
Antonio Caprarica ci conferma che era un atteggiamento fortemente ipocrita, perché in realtà l’allora principe del Galles, erede al trono, era uno sfrenato libertino, mentre la stessa regina Vittoria, prima di essere costretta alla vedovanza, dichiaratamente godeva dei piaceri della carne.
Questa importanza dell’apparire in pubblico ciò che non si è nella vita privata sembra essere il leit-motiv del racconto di Caprarica, che ridimensiona ad una forma di pusillanimità e scarsa disponibilità ad assumersi i propri impegni, la tanto pubblicizzata “rinuncia per amore” al trono di Inghilterra di Edoardo VIII, innamorato di Wally Simpson che da re non avrebbe potuto sposare in quanto divorziata.
Anche l’attuale regina Elisabetta non si salva, se non per la forza con cui ha strenuamente mantenuto la dignità dell’istituzione che ricopre, anche di fronte alle scappatelle del principe Filippo.
Non poteva mancare il romanzo di Carlo e Diana. Secondo il nostro autore Diana ad un certo punto si sarebbe resa conto che quello con Carlo, principe di Galles, era un “matrimonio a tre”, in cui lei era la parte da far apparire al pubblico, mentre in privato Carlo non aveva mai smesso la sua relazione con l’attuale moglie Camilla.
Di Carlo, comunque, l’autore ci fa sapere che, salvo premorienza, per la rigida legge dinastica britannica sarà lui a succedere alla madre, sfatando l’opinione comune che Elisabetta continui a regnare nonostante l’età per non passare lo scettro al poco stimato erede; un erede che Caprarica in qualche modo rivaluta per il forte impegno messo nella The Prince’s Trust, che non è una principesca forma di perdigiorno ma una fondazione che, con un non indifferente impegno anche finanziario, ha aiutato migliaia di giovani a trovare un lavoro.

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