Il Russiagate di Donald Trump

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Recentemente sul The New York Times è apparso un articolo, della consistenza di un saggio, dal titolo “Il piano per sovvertire le elezioni presidenziali americane del 2016” in cui i due autori, Scott Shane e Mark Mazzetti, hanno puntualmente delineato il cosiddetto Russiagate, cioè l’interferenza russa che nel 2016 ha determinato la scelta di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America.
Si tratta sostanzialmente di un piano ben congegnato dal presidente russo Putin, arrabbiato perché Barrack Obama, presidente Usa e Hillary Clinton, allora segretario di stato, avevano imposto delle sanzioni alla Russia per gli interventi negli stati baltici in rivolta.
L’articolo parte dal 2014 quando due donne russe hanno apertamente girovagato ‘from coast to coast’, degli Usa per studiare come modificare l’opinione pubblica.
Nel 2016 Putin, deciso a vendicarsi, da una parte ha creato un clima favorevole ai business men americani, che intravidero la possibilità di proficui affari, dall’altra creò la Internet Research Agency con cui, operando sul suolo russo, un gruppo di giovani, a turni di 12 ore al giorno inondarono con continuità gli Usa di messaggi Internet su Facebook o Twitter, contro la candidata Clinton e a favore di Donald Trump.
A questi vanno aggiunto il lavoro degli hacker, non solo quello di un rumeno, certo Guccifer 2.0, dietro al quale in realtà si nascondevano gli hacker russi, ma anche il magazzino dei dati raccolti da Mr. Assange con il suo WikiLeaks, vendendo le migliaia di informazioni raccolte come fosse una qualsiasi merce.
Non sorprende quindi che gli hacker siano riusciti ad entrare non solo nei computer del Democratic National Committee, il comitato del Partito Democratico, ma persino nel computer personale di Hillary Clinton, traendo informazioni che opportunamente elaborate servivano ai loro scopi.
Così Scott Shane e Mark Mazzetti hanno calcolato che ai 136 milioni di elettori americani siano arrivati qualcosa come 126 milioni di messaggi tesi a mettere in negativo Hillary Clinton per spingere i voti verso Trump, che da anni intrattiene rapporti commerciali con la russia, tanto da aver costruito una Trump Tower anche a Mosca.
Naturalmente, una volta eletto, Trump ha negato l’interferenza russa nella sua elezione, definendola una ‘bufala’ e ‘una caccia alle streghe. Secondo i due giornalisti del New York Times, Trump, dopo aver negato, di fronte ai risultati di un’inchiesta condotta da Mr. Mueller, non potendo negare l’interferenza, ha detto prima che non c’è stata ‘collusion’, e poi che la collusione non è reato.
Più che per il fatto che oggi, con la Corte Suprema a lui favorevole, difficilmente si potrà arrivare l’impeachment di Donald Trump, che quindi resta il presidente Usa eletto sostanzialmente da Validimir Putin, a noi preoccupa il fatto che gli uomini del presidente Usa, da lui scartati, sono diventati consiglieri di alcuni nostri politici.

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