Il sentiero dei nidi di ragno

SCAFFALE

Nel nostro tentativo di leggere tutto quello che ha scritto Italo Calvino, scrittore che noi consideriamo tra i grandi del ‘900 italiano, nel nostro scaffale abbiamo ritrovato il suo primo romanzo intitolato “Il sentiero dei nidi di ragno”, edito, si immagini, dal Club degli Editori su licenza della Einaudi.
Quando, decenni fa, l’abbiamo letto non ci aveva colpito in modo particolare; non stiamo parlando dell’originale uscito addirittura nel 1947, a ridosso degli avvenimenti narrati, ma dell’edizione degli anni ’60, quando cominciavamo appena ad interessarci alla Resistenza.
Il romanzo “Il sentiero dei nidi di ragno” è infatti il primo romanzo pubblicato da Italo Calvino, con l’appoggio di Elio Vittorini, e riguarda la lotta partigiana in Liguria, nella riviera di ponente.
Il protagonista è un ragazzo di 10 anni, Pin, che vive con una sorella, una prostituta molto frequentata dai soldati tedeschi di stanza nella zona.
A uno di questi Pin, per una irresponsabile bravata, sottrae il cinturone con la pistola, che va a nascondere in un posto in cui, secondo lui, i ragni fanno il loro nido.
Trovato con il cinturone del soldato tedesco, Pin viene arrestato ed in carcere fa amicizia con un partigiano, che lo aiuta da evadere.
Dopo questa avventura Pin non può più tornare dalla sorella e finisce per aggregarsi ad una formazione di partigiani; non è ben chiaro se questi uomini, c’è anche una donna, con cui Pin condivide la vita in clandestinità siano dei mezzi-eroi un po’ sgangherati o se semplicemente tali appaiano a Pin nell’innocenza dei suoi 10 anni. Di sicuro in loro c’è poco di eroico.
A uno di questi Pin, quasi fosse un gioco, rivela il suo segreto, cioè la pistola che ha nascosto nel sentiero dove, secondo lui, i ragni fanno il nido.
Calvino, che qui descrive la sua esperienza di partigiano, ci presenta uomini che non sono certo gli eroi di tanta retorica resistenziale, ma uomini semplici, talvolta gretti, che cercano di sopravvivere nelle difficoltà in cui si trovano, che rubano la pistola a Pin o che si propongono di cambiare il campo in cui combattere, passando con i repubblichini.
Nel finale del romanzo Pin consegna la sua pistola ad un partigiano che dice non volerne sapere di donne ma che ora vuole andare a far visita a sua sorella; poco dopo misteriosamente si sentono due spari.
Le dimensioni del romanzo sono secondo noi due: da una parte il mondo immaginario di un bambino preso nel gioco in cui crede di essere depositario del segreto di dove i ragni fanno il nido, una dimensione irreale e favolistica presente in Calvino già dal suo primo romanzo.
La seconda dimensione è quella della Resistenza, che l’autore, pur avendone fatto parte, smitizza; un po’ quello che Luigi Meneghello esprimerà ne “I Piccoli Maestri” quando scriverà che, come partigiani, “non eravamo mica buoni a fare la guerra!”.
Avessimo un po’ tutti a suo tempo letto attentamente questi maestri, forse avremmo evitato tanta esaltata retorica e tante irresponsabili denigrazioni della Resistenza!

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