Il simbolo perduto

SCAFFALE

DanBrownTra le strenne natalizie quest’anno abbiamo ricevuto in dono il romanzo “Il simbolo perduto” di Dan Brown, edito dalla Mondadori addirittura nel 2009.
Dopo “Il codice da Vinci” e “Angeli e Demoni” avevamo smesso di leggere Dan Brown, non perché non sia un autore valido, ma perché le sue opere non rientrano nei nostri gusti letterari.
C’è in esse una strana mescolanza di documentazione e di invenzione, una ricerca dell’horror, una rarefazione della violenza che a noi produce un effetto di artificialità, cioè l’ultima cosa che andiamo a cercare nelle nostre letture.
Questo è l’effetto che ci ha fatto anche “Il simbolo perduto”, per quanto abbiamo ammirato la sapiente costruzione frutto di una non indifferente tecnica narrativa, cui non si arriva improvvisando.
Protagonista del romanzo è ancora Robert Langdon, lo studioso con l’orologio di Topolino dei romanzi precedenti, che viene convocato al Campidoglio a Washington per tenere una conferenza sulla materia dei simboli misterici di cui è un riconosciuto esperto.
L’amico Peter Solomon, che sembra averlo convocato, gli raccomanda di portare un pacchetto da lui affidatogli tempo prima perché lo conservasse segretamente.
Robert Langdon scopre ben presto che la conferenza non c’è e che l’invito non proviene da Peter Solomon, ma da un personaggio misterioso che a Peter ha reciso una mano, con sopra strani tatuaggi.
Sul luogo interviene un capo della Cia, dal nome giapponese di Sato, secondo cui c’è un pericolo imminente che minaccia non solo la città ma l’intera America.
La sorella di Peter, Katherine Solomon, è una ricercatrice che in un laboratorio particolare sta conducendo studi sulla materializzazione del pensiero, e subisce un attentato da parte del misterioso personaggio che ha reciso la mano al fratello Peter.
Tutta questa intricata vicenda si muove all’interno della massoneria, cui sembrano appartenere i personaggi più importanti degli Usa, formando una specie di governo ombra, con proprie leggi.
È comunque risaputo che la massoneria americana è molto diversa da quella europea, o italiana in particolare, se non per altro perché manca dell’anti-cattolicità, per cui la semplice appartenenza da noi comporta di fatto la scomunica.
Negli Usa la massoneria è la versione moderna di quello che già nel ‘700 si chiamava Deismo, cioè la concezione religiosa che ha al centro un Dio, anche se non una chiesa.
Dan Brown, mentre svolge la trama non senza una buona dose di suspense, ci propina lunghe e dotte disquisizioni di natura filosofico-religiosa-moralistica che finiscono per appesantire molto quello che dovrebbe restare il piacere, o l’emozione, di leggerlo.

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