Il tuttomio

SCAFFALE

Un romanzo che davvero si legge d’un fiato, come dice il risvolto di copertina. Si tratta di “Il tuttomio” di Andrea Camilleri, edito da Mondadori nel gennaio del 2013.
La vicenda è quella di Arianna, una ragazza di 33 anni, bellissima e sensuale, con alle spalle vicende un po’ tragiche e un po’ squallide, e che incontra il maturo Giulio, il quale la porta a casa sua e finisce per sposarla, nonostante una certa differenza di età.
Giulio cerca ricambiare la luce con cui la ragazza ha illuminato la sua vita, compresa una vita sessuale che lui, per un incidente, non può più avere.
Ed ecco che allora Giulio acquista in pied-a-terre dove Arianna può incontrare vari uomini al giovedì pomeriggio, secondo un preciso regolamento che prevede mai per più di due volte, perché non nasca un legame diciamo extra-familiare.
Addirittura Giulio pretende di assistere all’amplesso della moglie con il ragazzo di turno.
Una vita così freddamente programmata non può durare, anche perché Giulio si accorge che la ragazza deve possedere un suo segreto, di cui lui non può far parte; “tu non mi hai detto tutto di te”.
E il segreto è il “tuttomio” cioè un covo segreto, ricavato nella soffitta della villa, noto a lei sola, e dove lei rivela i suo istinti brutalmente primordiali parlando a una bam-bola, considerata l’amica unica, Stefania.
Il tuttomio della villa ha sostituito quello che da ragazza Arianna aveva sotto una roccia dall’entrata segreta.
Naturalmente, c’era da aspettarselo, di Arianna si innamora uno studente, a cui non sono bastati i due incontri del giovedì, nella cabina della spiaggia.
Approffittando della momentanea assenza per lavoro di Giulio, riesce ad entrare nella villa e addirittura viene introdotto nel tuttomio di Arianna.
Si tratta di un romanzo diverso di Andrea Camilleri; diverso non solo perché non c’è il commissario Montalbano, ma soprattutto perché non vi troviamo il consueto e caratteristico uso di parole dialettali siciliane.
Non è il primo romanzo in cui Camilleri non usa il suo dialetto, scrivendo strettamente in italiano; ma questo romanzo ci sembra superare gli altri perché il ritmo narrativo è essenziale e stringato, con una scrittura semplice e lineare, al punto da sorprendere e talvolta turbare rispetto alle situazioni descritte.
La narrazione si pone a due livelli, distinti anche tipograficamente, con il presente inframezzato ai ricordi, in cui si usa il corsivo.
Se poi vogliamo trovarci un significato, c’è chi ha parlato di riferimenti alla scandalosa vicenda dei marchesi Casati, chi ha scomodato “Santuario” di Faulkner o persino, con qualche perplessità da parte nostra, “L’amante di Lady Chatterley” di D.H. Lawrence.
A noi è sembrato piuttosto di poter cogliere una sostanziale distinzione tra quella che è la sensualità, intensamente vissuta da Arianna fin da bambina, e quello che è il sentimento, in questo caso dell’amore. Le due sfere, sembra dirci Camilleri, possono esistere separatamente, anche nella stessa persona, ma portano sempre a conseguenze funeste.
L’amore senza il sesso di Giulio per Arianna degenera in forme di guardonismo, col bisogno di assistere agli amplessi della moglie. Arianna al contrario, da tutti usata come oggetto di desiderio sessuale, finisce per non provare amore, che non per se stessa, chiusa nel “tuttomio” della sua esistenza.