Inferno

SCAFFALE

A volte ci caschiamo anche noi; ci capita di acquistare un romanzo invogliati dal fatto che abbiamo in precedenza letto qualcosa dello stesso autore che ci è piaciuto, a volte persino entusiasmato.
Così, dopo l’ormai storico “Codice Da Vinci” non ci facciamo sfuggire niente che abbia scritto Dan Brown.
E così recentemente ci siamo imbattuti in “Inferno” ri-edito nel 2017 tra gli Oscar Absolute dell’editrice Mondadori.
La vicenda narrata si svolge dapprima a Firenze, per proseguire a Venezia e finire ad Istambul.
Il protagonista, come sempre Robert Langdon, professore di simbologia nella Harvard University, che si sveglia sul letto di un ospedale di Firenze malconcio e ricordandosi appena il suo nome.
C’è qualcuno che vuole ucciderlo, ma viene salvato durante una strage in ospedale da una giovane dottoressa, Sienna Brooks, che lo fa fuggire e lo protegge, inseguito dai sicari che volevano eliminarlo.
La fuga prosegue all’interno dei vari monumenti di Firenze, dove i due mescolandosi ai turisti, riescono, sempre e comunque all’ultimo momento, a sfuggire alla cattura.
Robert Langdon, nell’affiorare della memoria perduta ha una visione e ricorda una terzina dell’Inferno, la prima parte della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Nel tentativo di decifrarne il significato recondito, in cui è nascosta la spiegazione di tanta violenza contro di loro, i due fuggono da Firenze ed arrivano a Venezia.
Anche qui stesse scene avventurose, persino dentro la Basilica di San Marco, in un continuo tentativo di sfuggire agli inseguitori, finché ad un certo punto le circostanze portano Robert e Sienna a separarsi.
Per ritrovarsi ad Istambul, dove si scopre che il solito scienziato pazzo mette in atto un piano per ridurre la sovrappopolazione sul nostro pianeta diffondendo un germe che rende sterili gli uomini.
Di questo pazzo progetto, si scopre, è complice anche Sienna, a lungo amante ed ammiratrice dello scienziato pazzo, ma che alla fine avrà modo di redimersi.
A Dan Brown non manca certo la fantasia nell’inventare situazioni paradossali, mantenendo alta la tensione narrativa; solo che il ritmo con cui procede è lento, lento in modo esasperante, al punto da stancare il lettore, che finisce per perdere interesse ad una vicenda che si protrae all’infinito.
Almeno in quest’opera “Inferno” Dan Brown sembra aver dimenticato che l’emozione da lui suscitata nel lettore non può essere protratta troppo a lungo, finendo per stancarlo.
Un po’ artificiosa, anche se non proprio del tutto artificiale, la relazione tra la vicenda narrata e la Divina Commedia.

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