Inseparabili

SCAFFALE

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Non è facile fare la recensione di un libro che non ci è piaciuto e che abbiamo letto arrivando a fatica alla fine; c’è quasi la sensazione, evidentemente per i nostri limiti, di non aver capito quel che l’autore aveva voluto dirci.
Stiamo parlando di “Inseparabili” di Alessandro Piperno, edito dalla Mondadori nel febbraio 2012 e che segue il precedente “Persecuzione”, formando un dittico all’insegna de
“il fuoco amico dei ricordi”.
Il romanzo è sostanzialmente la storia di una moderna famiglia ebrea di Roma, con la madre Rachel che tenta di tenere uniti i figli, mentre c’è in famiglia il precedente di un padre che era stato accusato di pedofilia e che si era ritirato a vivere nello scantinato, dove aveva finito per suicidarsi.
I due figli, Filippo e Samuel, per quanto abbiano sviluppato un forte legame tra loro (inseparabili appunto) non potrebbero essere più diversi ed avviati a carriere diverse.
Filippo è un tipo artistoide, un disegnatore sfaccendato e indolente, che ad un certo punto trova l’ispirazione in un cartoon di denuncia sull’infanzia violata, che lo porta al successo internazionale, prima a Cannes e poi negli Usa, da dove ritorna ridimensionato con un positivo bisogno di formarsi una normalità famigliare, legata anche alle tradizioni della cultura ebraica della madre.
Samuel sembra essere inizialmente più positivo; brillante negli studi, anche se un po’ impacciato nelle relazioni con le donne, ma comunque avviato ad una solida carriera negli affari e ad un normale matrimonio.
Su di lui pesa il senso di colpa per la macchia che la fami-glia Pontecorvo ha acquisito a causa del padre, da cui cerca di liberarsi legandosi alla madre, anche se ad un certo punto, attraverso una lettera della ragazzina sua amica che ha fatto incriminare il padre, scopre che questi era innocente e quindi la punizione cui era stato condannato in famiglia era ingiusta.
Verso la fine del romanzo tutte le certezze su cui Samuel sembrava basare la propria vita vengono meno, il rapporto con la madre si incrina, gli affari vanno male e si trova a fronteggiare le banche, mentre stancamente rinuncia al matrimonio per una relazione con una ragazzina, per la quale era passato anche il fratello Filippo, dai gusti autoerotici particolarmente spinti.
Abbiamo trovato la narrazione lenta e pesante, con lunghe disquisizioni e descrizioni, che forse intenzionalmente dovevano essere di natura psicologica (tipo flusso di coscienza, per capirci), ma che a noi hanno detto poco.
C’è inoltre nel romanzo un compiaciuto ed esplicito erotismo che a noi ha finito per dare fastidio, non essendo per nulla interessati a cosa si provi a fare un pompino ad un circonciso.