La banda Sacco

SCAFFALE

175_BandaSacco È abbastanza strano, per essere di Andrea Camilleri, il romanzo “La banda Sacco”, edito come sempre dalla Sellerio di Palermo nell’ottobre del 2013.
Si tratta in sostanza di una saga famigliare, la famiglia Sacco, la cui vicenda si estende dalla seconda metà dell’800 al periodo fascista.
Il capostipite è Luigi Sacco che, a mezzo di inauditi sacrifici e privazioni riesce ad acquisire un podere, su cui intende vivere pacificamente con la moglie e i suoi cinque figli.
Si tratta di lavoratori indefessi, di persone profondamente oneste, tutti socialisti convinti, per le quali la giustizia deve essere esercitata dallo Stato, a cui si rivolgono inascoltati, e non dalla mafia, come invece avviene in Sicilia.
I figli conoscono l’emigrazione transoceanica, così come la chiamata alle armi nella Grande Guerra.
Di fronte ai soprusi e alle continue minacce della mafia locale, che non accetta la loro mancata sottomissione, i Sacco si ostinano a rivolgersi ai carabinieri del posto, ricevendo ostacoli e rifiuti, comunque nessun aiuto o assistenza.
Finché ad un certo punto si trovano a sostenere uno scontro aperto con la mafia, mentre lo Stato resta fermo a guardare allo svolgersi della lotta che dovrebbe invece cercare di impedire.
Dopo l’uccisione del padre Luigi, è giocoforza che i suoi figli diventino latitanti; molto temuti e ricercati, anche dai carabinieri, anche perché viene loro addossato tutto quel che di illegale avviene nei dintorni.
Ad un certo punto sembra che Mussolini voglia eliminare quel centro di potere incontrollato che è la mafia, mandando sull’isola il famoso Prefetto Mori, i cui uomini si abbandoneranno ad ogni tipo di violenza, contando sul fatto di una sostanziale impunità.
E così che i Sacco si vengono a dover combattere su due fronti: da una parte la mafia e dall’altra le forze speciali di Mori che alla lunga, dopo inutili violenze, portano il fascismo ad utilizzare la mafia per un puntuale controllo del territorio.
I fratelli Sacco, ormai allo stremo per la loro prolungata latitanza, vengono arrestati e processati. C’è un grande imbarazzo nei giudici, che in mancanza di prove, devono trovare dei pretesti per tenere in carcere persone oneste che, nell’inanità dello Stato, si sono difese da sole contro la malavita organizzata.
Pur essendo la lingua usata da Camilleri in questo romanzo come sempre l’italo-siciliano, di diverso c’è l’atteggiamento di sofferta partecipazione con cui l’autore narra le vicende dei personaggi di cui ci descrive la storia. È un atteggiamento di seriosità, di impegno narrativo, che non concede niente alla fiction e al divertimento.

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