La bisbetica domata

TEATRO

In scena al Teatro Comunale di Thiene per la 39^ stagione Teatrale abbiamo visto la “Bisbetica Domata”, commedia scritta da William Shakespeare nel 1592, più volte tacciata di sessismo e di essere stata scritta solo per mostrare la donna succube del marito.
L’adattamento e traduzione che ne ha fatto Angela Demattè ci proietta fedelmente in ambienti scespiriani, quando cioè i ruoli femminili erano rigorosamente interpretati da attori; infatti sul palco troviamo che a ricoprire tutti i ruoli femminili ci sono solo maschi.
La commedia racconta una storia di burle e di inganni. Siamo a Padova dove troviamo Bianca, docile e obbediente figlia del ricco mercante Battista, innamorata di Lucenzio, che però non può sposare fino a quando anche sua sorella maggiore, Caterina, non avrà trovato marito.
Ma ecco arrivare a Padova Petruccio, un gentiluomo di poca fortuna, venuto proprio a cercare moglie; appena sente parlare di Caterina una bella e soprattutto ricca giovane decide che quella diventerà sua moglie, nonostante si dica sia di carattere selvatico, irritabile e bisbetico; la sfida lo attrae anche perché accompagnata da una cospicua dote “… mai sottovalutare il potere dei soldi”.
In una scena spoglia con dei pannelli illuminati e dove gli unici elementi di arredo sono degli alti seggioloni da arbitro da tennis che danno la possibilità a tutti gli attori di fare un gran movimento e di poter salire e fare da osservatori allo scontro/match tra i due protagonisti, una Caterina bizzosa e selvatica che indossa calze rosse e gonnone nero, e un baldanzoso e spavaldo Petruccio.
Caterina alla fine cede e si trasformerà in una moglie docile obbediente e domata; Petruccio canta vittoria le fa subire privazioni e umiliazioni; tutto questo in nome dell’amore.
Sul palco succede di tutto, c’è tanto ritmo e c’è tanto movimento intervallato per fortuna da alleggerimenti musicali, come “ Caterina” e “Magic Moment” di Perry Como e “Love me tender di Elvis Presley”.
Abbiamo trovato alcune scene abbastanza confuse, tanto da farci perdere il filo conduttore della vicenda.
Apprezzabile la scelta del regista di introdurre oggetti contemporanei come mazze da baseball, biciclette t-shirt che consentono di dare una rilettura più attuale della vicenda, dandoci modo di realizzare come, a distanza di oltre quattro secoli, quel che accade a Caterina sia purtroppo una questione attuale.
Lo spettacolo è certamente di qualità, la regia e il cast recitativo sono di alto livello, convincenti tutti gli interpreti; una menzione speciale spetta ai due protagonisti Tindaro Granata, nel ruolo femminile di una Caterina, magari un po’ volgare all’inizio ma che nel finale ci lascia impotenti di fronte al suo cambiamento e con l’ amaro in bocca quando assistiamo al malinconico e terribile monologo dove dichiarerà la sua sottomissione e ammetterà la supremazia del maschio; al suo fianco Angelo Di Genio bravissimo nella parte di Petruccio marito/padrone.
La commedia scritta nel 1592 ma la scelta registica ha voluto dare un taglio moderno alla narrazione; forse noi apparteniamo a quella generazione che preferisce vedere sul palcoscenico ciò che ha previsto l’autore. Tanti applausi meritati e convinti

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