La caduta

ATTUALITÀ

144_Caduta La sensazione è strana; finalmente è avvenuto ciò che da tempo aspettavamo e fortemente auspicavamo, la fine politica di Berlusconi.
Non solo la fine dell’uomo politico in sé, verso il quale pur nel profondo dissenso va, come per tutti, il nostro rispetto, ma soprattutto la fine dello stile politico e del modo di vita da lui non certo inventato, ma portato e sostenuto apertamente come sistema.
Stiamo parlando del berlusconismo, come insieme di disvalori inoculati non solo nel sistema politico ma diffusi anche dalle tv nel tessuto sociale come modo comune di pensare e di essere.
Oggi tutto quel fatuo mondo del bunga-bunga, delle olgettine ci appare solo squallido, vizi patetici di un anziano che non vuol cedere all’età.
Quello che più a noi interessa è che con la caduta di Berlusconi viene ripristinata l’idea base secondo cui la convivenza civile in una società democratica è regolata dalle leggi che questa si è data, e che non rispettare la legge è un reato, per il quale si può incorrere in pene stabilite dai tribunali.
Noi le tasse le paghiamo, magari solo perché non possiamo evitarlo; un politico che si pavoneggiava come una starlet e che nel contempo, nella sua attività di imprenditore, froda il fisco dello Stato di cui è premier, non merita per principio di ricoprire cariche pubbliche.
Una volta che tutto questo è stato accertato, con un procedimento penale durato dieci anni, per i lunghi tentativi di arrivare alla prescrizione, e dopo tre gradi di giudizio, è stata finalmente emessa la sentenza definitiva; e quella va rispettata.
Ricordiamo ancora con orrore il processo Mills in cui l’avvocato inglese era stato condannato per corruzione dichiarata mentre il corruttore, avvalendosi del legittimo impedimento in quanto premier, ha portato il processo fino alla prescrizione, risultando l’abnorme vulnus di una condanna al corrotto ma non al corruttore.
È questo ventennale tentativo di infischiarsene delle leggi dello Stato che finalmente si auspica sia stato fermato, l’idea che si possa impunemente prendere in giro una questura con la storia della “nipote di Mubarak”; magari muovendo una poderosa offensiva con i tanks mass-mediatici per far credere che “certa magistratura di sinistra” ce l’abbia con lui, vittima sacrificale all’altare di una libertà democratica che è solo dissolutezza.
Quello che è stato fermato, dai suoi prima che da noi, è colui che si ritiene legge a se stesso, addirittura disponibile a sacrificare un governo che, per quanto a noi non piaccia, sta cercando di tirarci fuori dalla crisi economica che lui continua bellamente a ignorare, dimostrando un’altezza politica da moquette.
La sua pretesa era che per salvare lui cascasse il governo e comunque non fosse applicata una sentenza definitiva in base ad una legge che anche i suoi hanno votato giusto un anno fa.
E con lui sono fragorosamente caduti i cosiddetti falchi, la pitonessa Santanchè, il ridicolo Brunetta “pensatore” della gran furbata delle dimissioni dei parlamentari Pdl.
Poi si viene a sapere da Michele Serra che su 1404 sedute del Senato, il senatore Silvio Berlusconi è risultato essere stato assente per ben 1403 volte, salvo la seduta finale in cui, sconfitto, ha fatto il salto della quaglia.
Come dire che da senatore, è lui stesso ad essersi già auto-dimesso. Se ne prenda atto.

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