La corrispondenza

CINEMA

la_corrispondenza_1Nella serie dei Cineincontri 2016 che stenta a decollare, proponendoci alti e bassi (più bassi che alti), ci attirava questo “La Corrispondenza” per la regia di Giuseppe Tornatore e con le musiche di Ennio Morricone.
Ci siamo trovati di fronte ad una storia ai limiti dell’assurdo, condotta con esasperante lentezza e con rari motivi di interesse.
L’astrofisico Ed Phoerum ha una relazione extra-coniugale con una studentessa fuori-corso, Amy, che di professione fa la stunt-woman, cioè quella che nelle scene pericolose di un film sostituisce l’attore vero.
Ad un certo punto, proprio durante una lezione, Amy viene a sapere che Ed è morto, mentre a lei continuano ad arrivare telefonate via skype e messaggi da lui, come se la loro story continuasse, ed Ed fosse vivo.
Amy segue le indicazioni di Ed man mano che arrivano e a noi sembra di entrare in una dimensione in cui tutti sono impegnati in un gioco di presenza virtuale, in cui lui sembra essere vivo mentre lei stenta ad accettare il fatto che sia morto.
Ad un certo punto, quando le viene ricordata la morte del padre in un incidente in cui lei era alla guida dell’auto, Amy interrompe volontariamente le comunicazioni con Ed, per tentare subito dopo di riprendere, riuscendovi dopo molti tentativi.
Ad un certo punto Ed è così malato che deve chiudere il gioco con cui aveva tentato di continuare la sua relazione con Amy, addirittura con una liberatoria, cioè il consiglio di trovarsi un altro uomo.
Film pesante e noioso, in cui i momenti di emozione sono artificialmente cercati nelle scene in cui Amy interpreta il ruolo di stunt-woman, dimostrandoci, se ce ne fosse stato di bisogno, i trucchi usati dai registi cinematografici.
Unico rapporto veramente umano, nonostante le posizioni di contrasto, Amy sembra averlo con la moglie di Ed, che è a conoscenza e dichiara di invidiare la ragazza.
A volte, è la nostra opinione, di questi tempi è di scarso gusto giocare con la morte, o con le illusioni di sopravvivenza che le moderne tecnologie sembrano poter dare. In questo stato d’animo non abbiamo gustato né i paesaggi della Scozia né le musiche di Morricone.
A noi questo film ha ricordato uno degli incubi infantili quando credevamo di essere vittime di un immenso grande complotto, in cui tutti erano contro di noi. Poi siamo cresciuti.

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