La forma dei pensieri

SCAFFALE

217_zampesePresentato all’Auditorium “Fonato” di Thiene sabato 20 settembre il saggio di Luciano Zampese “La forma dei pensieri, per leggere Luigi Meneghello”, ed. Franco Cesati, edito nel 2014; l’opera e l’autore sono stati presentati da Ernestina Pellegrini, la docente dell’Università di Firenze che da anni è considerata la studiosa più importante dell’opera di Luigi Meneghello.
Ernestina Pellegrini, dopo aver raccontato le sue frequentazioni a Thiene di casa Meneghello, in via Nino Bixio, che risalgono ai tempi della sua tesi universitaria, è entrata nel merito del saggio di Luciano Zampese, dicendo che, nella rassegna delle opere di Meneghello da lui studiate, c’è uno schema di fondo ricorrente, cioè del come il pensiero rievocato prende la forma con cui l’autore lo esprime concretamente a parole sulla pagina; e questo nella consapevolezza che “di tutto resta sempre qualcosa”.
L’intervento di Luciano Zampese, di fronte ad un pubblico, soprattutto giovanile, estasiato dall’intensità delle sue trascinanti osservazioni, è stato una dimostrazione pratica del metodo, rilevato dalla Pellegrini, con cui lui ha trattato la materia meneghelliana, soprattutto i rapporti tra testo, lettura e scrittura.
La serata, particolarmente importante e significativa nel panorama culturale di Thiene, ci ha comunque confermati in una ipotesi che fa di Meneghello un autore amato da tutti perché offre diversi gradi di profondità nella lettura delle sue opere.
Ad un livello, diciamo, più superficiale, c’è la lettura di chi ama il termine o l’espressione dialettale, di un dialetto vicentino dal sapore antico e nostalgico perché ormai scomparso, anche se per Meneghello resta “l’unica lingua che conosco bene”.
Inevitabilmente la parola dialettale, essendo “incavicchiata” nella realtà della vita del tempo cui si riferisce, fa emergere il ricordo di un modo che in quel dialetto si esprimeva; ecco allora la Malo dei Meneghello, la madre del futuro scrittore, le compagnie degli amici e la maestra Prospera da cui apprese, non senza incertezze ortografiche, che “oseleto si scrive uccellino.”
È proprio il potere evocativo della parola che serve a ricostruire l’ambiente di vita in cui si esprimeva la nostra cultura, con tutte le difficoltà e le implicazioni che allora erano il duro vivere quotidiano.
A queste profondità culturali si scende solo aiutati e debitamente attrezzati; non è più la profondità naturale dell’apnea, diventa un problema di maschera e di bombola di ossigeno. Si entra cioè direttamente nei “pensieri” che in superficie hanno poi preso una determinata “forma”. E allora si capisce perché nel meraviglioso mondo dei pensieri di Meneghello ci si può librare liberamente senza il peso della forza di gravità che in superficie inevitabilmente ritroviamo così duramente condizionante.
Ernestina Pellegrini e Luciano Zampese ci hanno quindi per una sera portati nel profondo del mondo di Luigi Me-neghello, facendoci arrivare ad un livello di comprensione cui da soli non saremmo mai arrivati.

1 commento su “La forma dei pensieri

  1. Ora so quale sare0 il prossimo libro che avrf2 tra mano. Oggi e8 csennotito oziare ma non creativamente, le librerie sono chiuse. La foto mi riporta ai piedi di un altopiano fitto di ricordi. Da giovane ho fatto la tesi sui Cimbri dei Sette Comuni e ne ho raccolto spezzoni di cultura, pochi suggestivi frammenti. Una sera in occasione di un convegno linguistico a Luserna sono rimasto chiuso nella chiesa superiore riannodando i cavi dei microfoni. Ne sono uscito strimpellando l’organo senza alcuna pertinenza, cosa che ha permesso a un autoctono di identificarmi come estraneo e restituirmi alle pianure.

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