La gatta sul tetto che scotta

TEATRO

GattaIl sipario si apre su una grande camera di una casa borghese, con sullo sfondo una parete apribile dove potremo poi intravvedere un giardino: sulla sinistra un letto matrimoniale, e al lato opposto un mobile bar dove Brick con la sua andatura incerta per via di una gamba rotta, passerà molto tempo ad annebbiarsi la mente con l’alcol.
Inizia così lo spettacolo tratto dal capolavoro di Tennesse Williams “La gatta sul tetto che scotta”, quinto appuntamento della 36^ stagione Teatrale al Comunale di Thiene; siamo curiosi di vedere la trasposizione teatrale del bellissimo e intenso film interpretato da due attori indimenticabili come Liz Taylor e Paul Newman.
Ambientato nel profondo sud degli Usa, la trama racconta di una ricca famiglia dilaniata da conflitti, gelosie, falsità e prossime eredità.
Nel giorno del suo compleanno un facoltoso proprietario terriero, malato di cancro, riunisce la sua famiglia; insoddisfatto dei suoi due figli, Gooper e Brick, la tensione fa si che tutti i conflitti famigliari vengano a galla.
Gooper, avvocato, arrivista e senza scrupoli, assieme alla moglie Mae, sempre incinta, avrà modo di dimostrare tutta la sua avidità, ipocrisia e falsità mettendo le mani avanti per impossessarsi dell’eredità, screditando suo fratello Brick, un ex campione sportivo e che deve fare i conti con la depressione e l’alcolismo e con un matrimonio senza sesso.
La moglie di Brick, Maggie, è la gatta innamorata di lui che non si da pace, ed è pronta a tutto per difendere il suo nuovo ruolo sociale; anche se intorno a loro tutto scotta, cercherà in tutti i modi di sedurlo, di farsi desiderare, mentre lui non la degnerà di attenzioni, troppo impegnato a riempirsi di bourbon.
In un drammatico dialogo-verità nella camera da letto, stanza simbolo dell’amore, Brick accusa Maggie di essere la causa del suicidio del suo miglior amico Skipper per colpa della loro amicizia; Maggie nega tutto e piano piano emergerà la sua verità, cioè che Skipper era omosessuale e che ci ha provato con lei solo per far sì che lei e Brick si lasciassero. Ma dato che Brick aveva dimostrato di tenere più a Maggie che a lui, Skipper non accetta la delusione e finisce per suicidarsi.
Un’altra scena clou della commedia è quella tra il padre e Brick, che forse per la prima volta, cercano di capirsi e di comunicare; emerge il lato più umano e comprensivo del padre che parla con il cuore a suo figlio, mentre Brick si aprirà con lui fino a svelare i segreti del suo malessere, compreso la gravità del male del padre che tutti tentano pietosamente di nascondere.
Quanto agli attori. Forse mancando l’afa del deep south, l’insieme non riesce ad emozionarci come la trama vorrebbe: c’è un Brick ( Vinicio Marchione) un po’ troppo statico, mono-espressivo, il padre (Paolo Musio ) riempie la scena con toni un po’ alti, la recitazione più gridata che sofferta: Vittoria Puccini, pur impegnata, ci è sembrata una gatta( o una gattina) dagli artigli poco affilati, mentre ci è piaciuta invece la leggerezza interpretativa di Franca Penone nel ruolo di una svenevole madre.

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