La Madonna della Sgiossarola

SCAFFALE

Thienet ne aveva già parlato nel lontano 2012, segnalando, inascoltati, l’urgenza di un restauro; ci riferiamo ad un affresco che si trova nell’ex cappella della Villa Giusti-Suman a Zugliano, oggetto di una recente pubblicazione, e che per essere stato per decenni coperto da un gocciolatoio sopra un secchiaio è stato chiamata la Madonna della Sgiossarola.
Nella pubblicazione dal titolo “Pietro Tiso e la Madonna della Sgiossarola” si racconta quella che è stata definita “un’avventura nell’Arte di Zugliano” che ha portato ad importanti scoperte.
È stato così che quello che finora era ritenuto un affresco di un anonimo artista locale, con una evidente abilità nel disegno, dalla ricerca storico-artistica è risultato essere opera attribuibile a Pietro Tiso, pittore zuglianese del ‘600.
Dopo aver operato a Zugliano, probabilmente imparando a dipingere come garzone nel cantiere allora aperto per la realizzazione degli imponenti affreschi di Villa Giusti-Suman (la sua accademia), lasciandovi diverse opere di cui sono sopravvissute solo un paio, Pietro Tiso fu chiamato a Schio, alla chiesa di San Martino dove, oltre ad una importante pala d’altare tuttora esistente, fu incaricato di dipingere una serie di opere relative a santi legati al culto benedettino, che venivano esposte ognuna nel giorno in cui ricorreva la festa di quel santo, con messe e preghiere speciali.
Una di queste opere, una tela ad olio, “con la soasa nera all’intorno” rappresenta proprio la stessa immagine di una Pietà dell’affresco di Zugliano, senza ombra di dubbio opera della stessa mano, con in più la dichiarazione “Pietro Tiso fecit”.
Purtroppo, per la sicurezza delle opere, la proprietà ha dovuto spostarle dalla chiesa, troppo esposta a furti, e metterle in un luogo protetto.
Ma la ricerca riservava altre sconvolgenti sorprese, perché dalla tesi di una zuglianese, Ilenia Fenu, collegata con l’università di Trento, si scoprì che lo stesso Tiso si era chiaramente ispirato all’opera di un
pittore fiammingo del ‘600, Anton Van Dyck, che nel 1620 aveva realizzato una Pietà, con l’immagine di Cristo deposto dalla croce, immagine che con i mezzi allora disponibili si era diffusa per tutta Europa, arrivando fino a Schio e a Zugliano.
Resta da considerare che attraverso Pietro Tiso e la sua Madonna della Sgiossarola, la Zugliano del ‘600 era già allora pienamente collegata con la cultura europea che ancor oggi vede l’opera di Van Dyck presente nei più importanti musei.

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