La pernacchia europea

ATTUALITÀ

Improvvisamente, dopo che le primarie del PD hanno portato alla candidatura come premier di Bersani, Silvio Berlusconi, per il quale la democrazia è come il fumo negli occhi, ha letteralmente cominciato a dare i numeri.
Di fronte alla prospettiva di un governo di centro-sinistra che, abbiamo detto, si proponga di coniugare il rigore con una maggior equità sociale, nel giro di alcuni giorni Berlusconi ha spaccato il Pdl, col gruppo dei montiani da una parte e gli ex-An dall’altra, restando solo con Alfano e qualche vociferante checca del suo seguito.
Per non permettere al Pdl di fare le sue primarie democratiche, un atto secondo lui contro-natura, Berlusconi ha deciso ancora una volta di “scendere in campo”, naturalmente per salvare l’Italia; ha tolto la fiducia a Monti, che doverosamente si è dimesso (una scelta definita un po’ precipitosa dalla Mussolini) e soprattutto ha deciso di candidarsi a premier nelle elezioni politiche di primavera.
Sgomento in Italia e grandi risate in Europa, con i giornali che si sbizzarrivano nei titoli, a cominciare da France Soir che ha parlato de “Il ritorno della mummia”.
Se l’annuncio di Berlusconi ha immediatamente provocato una caduta della Borsa di Milano di 3 punti percentuali e un rialzo dello spread di qualcosa come 60 punti, il nostro aspirante premier ha trovato modo di commentare con un incosciente “Chi se ne frega dello spread?”, dimostrando a tutti quanto terrificanti sarebbero le prospettive di un ritorno del berlusconismo in Italia.
Ma le reazioni più violente si sono avute in Europa, dove si rischia di veder vanificato il prestigio internazionale acquisito all’Italia da Monti. La più incazzata era la culona della Merkel nelle cui orecchie ancora risuona il “cucu” di Silvio.
Di fronte alle reazioni dell’opinione pubblica europea, che nell’insieme potremmo definire una sonora pernacchia, dopo che il Ppe ha minacciato di espellerlo, dopo che la stessa Lega per bocca di Maroni ha detto che loro non avrebbero mai appoggiato una candidatura a premier di Berlusconi, dopo che lo stesso Pdl si stava frantumando, ebbene, con un vero e proprio coup-de-teatre il nostro ha solennemente annunciato “Se si candida Monti, io faccio un passo indietro”.
Da non crederci, se solo pensiamo che si tratta dello stesso Monti da lui sfiduciato giusto una settimana prima.
E mentre i nostri tg più o meno berlusconizzati esaltavano questa scelta come un’abile manovra politica che avrebbe portato Monti nell’area di centro-destra, spiazzando il Pd, Mario Monti ha fatto pacatamente sapere che mai si sarebbe candidato col sostegno di Berlusconi.
Non essendo dei maghi, non sappiamo come andrà a finire; sappiamo solo che di fronte al ritorno della ossessiva e osannante presenza di Silvio Berlusconi su giornali, radio e tv, ha ragione la Littizzetto a dire che ormai “ci ha rotto il c….”