La piramide di fango

SCAFFALE

311_Camilleri “La piramide di fango” di Andrea Camilleri, edito dalla Sellerio di Palermo, è da mesi in testa alle classifiche dei libri più venduti; d’altronde è ormai una costante che, di fronte alla non esaltante produzione letteraria esibita nei vari premi di stagione, il lettore si rifugi in autori sicuri, dove sa quello che lo aspetta.
Andrea Camilleri è appunto uno degli autori sicuri, dove la qualità, se non eccelsa, è perlomeno costante, una lettura con un mix di intrigo, di sorpresa e un fondo sempre umano; soprattutto se, come nel nostro caso, ritroviamo il commissario Montalbano e tutta la serie di personaggi ormai a noi noti della stazione di polizia di Vigatà.
Il caso poliziesco in questione è dato dalla morte di Giorgio Nicotra che, sparato, è riuscito ad andare a morire in mutande e in bicicletta in un cantiere edile, dove c’è una piramide di fango.
Montalbano, con l’esperienza ed il mestiere, intuisce che quella scelta doveva avere un significato per chi avesse fatto delle indagini.
Man mano che procede, l’indagine rivela un ginepraio dove si è creato un pericoloso intreccio tra responsabili di cantieri edili e le famiglie della mafia, che invece di combattersi, momentaneamente si accordano per poter lucrare degli stessi appalti, creando nel contempo un sicuro modo di riciclare il denaro di provenienza illecita.
Dire di più per quanto riguarda un thriller non è il caso; basterà assicurare che, con la sua arguzia e con la collaborazione dei suoi poliziotti, Montalbano riuscirà a rompere la “piramide di fango” ed assicurare i colpevoli alla giustizia.
Un Montalbano che si sente sempre più vecchio e umanamente fragile, che si ritrova con i suoi limiti, anche se può contare su validi collaboratori. Anche i pranzi da Enzo e le cene della fedele Adelina, pur squisiti non sembrano avere il sapore di sempre.
Un Montalbano che soffre per la crisi depressiva dell’eterna fidanzata Livia, la quale, a dimostrazione di aver bisogno di qualcuno vicino a lei, riesce a consolarsi solo adottando un cagnolino.
Resta da dire della lingua, il siciliano in cui è scritto il romanzo; bisogna pagare un certo scotto di termini ed espressioni dialettali siciliani che non si capiscono, o che si possono solo intuire. Pagato lo scotto ed acquisita una certa dimestichezza con termini ed espressioni dialettali siciliani, ci si convince che scritto in italiano questo romanzo perderebbe molto, se non tutto.

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