La Regina di Pomerania

SCAFFALE

41_PomeraniaAncora da Andrea Camilleri un’opera che ci procura il “piacere di leggere”, per quanto con le solite difficoltà e incertezze nel capire il dialetto siciliano dell’autore.
Stavolta si tratta di “La Regina di Pomerania”, edito come sempre dalla Sellerio Editrice Palermo nel 2012.
L’opera ha come sottotitolo “e altre storie di Vigàta” il che spiega non solo l’ambientazione ma anche la struttura. Si tratta infatti di una raccolta di 8 racconti, ciascuno dei quali è strutturato al suo interno per capitoli, quasi fosse un mini-romanzo.
Non potendo evidentemente trattarli in profondità, dobbiamo solo accennare ai vari. Così “Romeo e Giulietta” è ambientato nei festeggiamenti per il nuovo secolo, il
1900 che a Vigatà presero la forma di un ballo mascherato, occasione che, come a Montecchio, permise al giovane virgulto di una importante famiglia del paese di avere una fugace visione, e una breve conversazione, con la giovane figlia della famiglia rivale. Qui il finale è meno tragico.
“I duellanti” è il racconto di una acerrima concorrenza tra due produttori di gelato, con la corsa al progresso per offrire il prodotto migliore, finché la morte di uno dei due fa perdere all’altro la voglia di vendere gelati.
“Le scarpe nuove” sono quelle che un giovane si compera poco prima di essere chiamato a fare il militare in guerra e che nessuno della famiglia metterà mai.
“La regina di Pomerania” è la storia esilarante di una finta regina di uno stato inesistente che riesce ad ammaliare i maggiorenti di Vigàta, al punto da sfruttarli sia sul piano industriale che nel gioco a carte.
“La lettera anonima” narra di una Vigàta invasa da lettere anonime. Il presunto colpevole è un marito che invece riceve a sua volta lettere anonime relative ai viaggi settimanali della moglie, dove seguendola di nascosto scoprirà la verità.
Altra grande bidonata ai semplicioni di Vigàta è il racconto relativo alla “Seduta Spiritica”, con naturalmente l’atmosfera e i fumi del caso.
“L’uovo sbattuto” è la storia di un marchese che per poter entrare in possesso dell’eredità deve maritarsi; sembra trovare l’anima gemella in una procace servetta che lo agita tutta la notte, per rimetterlo in sesto al mattino con un “uovo sbattuto”.
“Di padre ignoto” è la storia di una orfanella che per aver interpretato la parte della Madonna in una rappresentazione in chiesa, diventa oggetto di culto, ma anche di pelle-grinaggi pomeridiani da parte dei signorotti locali, parroco compreso, finché alla sua morte il figlio senza padre scopre la verità.
Come si vede ogni storia, condotta con giusto ritmo narrativo e una giusta dose di suspence, va verso un finale a sorpresa che sembra dettato dal “gusto di raccontare” di Andrea Camilleri.