La resistibile ascesa di Arturo Ui

TEATRO

998_Orsini Per capire il dramma “La resistibile ascesa di Arturo Ui” di Bertold Brecht, andato recentemente in scena al Teatro Comunale di Thiene, nell’ambito della 31^ Stagione Teatrale, bisogna forse rifarsi al tempo e ai motivi per cui fu scritto.
Nel 1940-41 Bertold Brecht, per le sue posizioni politiche anti-naziste, era in esilio in Finlandia; la Germania di Hitler aveva scatenato la guerra in Europa come inevitabile corollario della sua truce ideologia di violenza razzista.
Questo dramma di Brecht, crediamo sia indispensabile tenerlo presente, appartiene anzitutto al genere del teatro “politico”, cioè ideologicamente impegnato, un tipo di teatro che deve dimostrare la tesi dell’autore.
Trasponendo la vicenda nella Chicago degli anni ’30 dove la malavita, attraverso violenze, corruzione e connivenze politiche, controlla il mercato ortofrutticolo (nel caso specifico, dei cavolfiori), Bertold Brecht vuole denunciare alla Germania e al mondo intero che quella di Adolf Hitler al potere è stata una “resistibile ascesa”, una ascesa cioè che poteva e soprattutto doveva essere contrastata, dato anche che le intenzioni del Fuhrer erano esplicite, sostenute dalla roboante propaganda di regime.
Il racconto si snoda con un ritmo da operetta surreale, con un Umberto Orsini che, perché non ci siano dubbi, direttamente in scena da Arturo Ui, controfigura del gangster Al Capone, si trasforma in Adolf Hitler, spietato nell’azione politica e retorico nei discorsi di propaganda.
E le occasioni da operetta sono evidenti non solo nelle musiche e nei canti, ma anche nell’azione coreografica, spesso a ritmo di danza e con l’incessante e inquietante gioco delle cassette di plastica.
La bravura di Umberto Orsini non si discute, e ne abbiamo un’ulteriore riprova. Anche gli altri attori sono ben all’altezza del ruolo, per quanto noi non condividiamo certi momenti di sottolineata esagerazione spettacolare, che non sappiamo se derivi dal surrealismo del testo o dalla scelta della regia.
Ma c’è un altro livello di lettura che a noi sembra più attuale e che meglio giustifica oggi la scelta di mettere in scena questo dramma ideologico di Bertold Brecht.
Come nel caso della Chicago di Al Capone, come nel caso della Germania di Hitler, la presa del potere è “resistibile” se c’è la coscienza nella pubblica opinione dei pericoli che il non resistere comporta.
Oggi, di fronte all’ascesa dello strapotere potere mediatico del nostro ex-premier, sembra venire un invito a prendere coscienza del pericolo che la deregulation berlusconiana comporta per la libertà democratica e cercare in tutti i modi di resistere.
Al teatro ideologico, di Brecht e di altri, non si possono applicare i soliti criteri estetici e i consueti canoni artistici, dovendo essere giudicati solo per la efficacia nella dimostrazione della tesi politica dell’autore.