La storia di una ladra di libri

CINEMA

_MG_6612April 03, 2013.cr2Non avendo letto il libro, non possiamo fare un confronto con il film recentemente presentato al Cinema S. Gaetano nell’ambito dei Cineincontri 2014: si tratta di “La storia di una ladra di libri” definito da Marzia Gandolfi “ con una regia classica e didascalica Brian Percival realizza un film comunicativo, in grado di catturare lo spettatore e donargli un insegnamento veramente sentito.”
La vicenda narrata si svolge in Germania e comincia nel 1939. Liesel Meminger è una ragazzina adolescente che perde un fratellino e viene abbandonata dalla madre, co-stretta a lasciare la Germania per le sue idee politiche, e finisce per essere adottata da Rosa e Hans Hubermann.
Al funerale del fratellino Liesel raccoglie un libro da cui è affascinata anche se non sa leggere.
Questo è contrario alla politica del momento, cioè alla dit-tatura dell’incultura, che porterà ad un falò di libri bruciati in piazza perché ritenuti pericolosi dalle autorità. Quando tutti se ne sono andati, Liesel raccoglie e nasconde un libro bruciacchiato.
Presa in giro dai compagni di scuola, aiutata da padre la ragazzina imparerà ben presto a leggere, e sarà attirata dalla biblioteca del borgomastro che la moglie le permette di visitare. Il libro che l’affascina è “L’uomo Invisibile” di.
Quando non le sarà più permesso entrare nella biblioteca, Liesel vi accederà clandestinamente.
Bella l’amicizia della adolescente con il ragazzino cui piace correre e che nella Germania nazista è un ammiratore di Jessie Owens, il campione negro americano odiato dai na-zisti perché vincitore di più medaglie alle olimpiadi di Ber-lino.
Rosa e Hans Huberman sono esattamente il contrario l’uno dell’altra. Tanto quanto Hans é gentile e mite, Rosa è scorbutica, salvo dimostrare un grande cuore, soprattutto quando i coniugi ospitano in casa un giovane ebreo, Max Vandenburg, sfuggito ai nazisti, che verrà ospitato in cantina, dove insegnerà a Liesel a descrivere con le parole i propri sentimenti. Così Liesel impara che “le parole sono vita, alimentano la coscienza, aprono lo spazio all’immaginazione, rendono sopportabile la reclusione.”
Purtroppo anche su questo piccolo paese della provincia tedesca incombe la guerra, che si porta via anche i ra-gazzini e gli anziani, come Hans, mentre arriva l’incubo dei bombardamenti alleati.
Il finale è drammatico. Un bombardamento particolar-mente pesante farà una strage e sulla strada ingombra di macerie Liesel vede allineati per terra i corpi di Rosa e Hans Hubermann mentre il suo amichetto podista le muore in braccio. Sulla scena arriva il borgomastro con la moglie, che aveva già perso un figlio, si prende cura di Liesel. La ritroviamo commessa nel negozio del padre, mentre ritorna Max, con cui si intuisce Liesel si sposerà.
Di particolare interesse, oltre alla bravura degli attori, ab-biamo trovato questa ambientazione nella Germania nazi-sta che subisce la violenza della guerra che sta perdendo.

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