La via per Isfahan

SCAFFALE

017_Isfahan
Un romanzo che ti porta dentro il mondo islamico della Persia agli inizi del secondo millennio; questo in sintesi è “La via per Isfahan” dello scrittore egiziano Gilbert Sinouè, edito nel 2001 dall’editrice Neri Pozza.
Il narratore è Abu Obeid el-Jozzjani, discepolo prediletto di Abu Alì ibn Sina, per l’occidente Avicenna, il principe dei medici e dei filosofi; siamo ai tempi della cultura del Trivio e del Quadrivio, quando cioè tra le varie scienze non c’erano ancora le grandi divisioni di oggi.
Partito da casa sua come giovane brillante pieno di talento e di speranze, Abu Alì ibn Sina compie un viaggio che dura una vita per incontrare i grandi del suo tempo, ospite di califfi e visir di regni favolosi. Per 25 anni nel suo viaggio sarà accompagnato dal fedele discepolo el-Jozzjani, che terrà un diario dal cui manoscritto è stato poi tratto il romanzo.
E il viaggio verso Isfahan si svolge in mezzo a mille avventure, con momenti di gloria ed altri di povertà e di pericolo, soprattutto quando in qualche modo si entra nell’intricato mondo dei piccoli ma ricchissimi regni della Persia medioevale.
Ci ha interessato il racconto degli interventi medici e chirurgici che al tempo erano assolutamente di avanguardia, compreso ll parto cesareo di una regina; ci ha interessato soprattutto il fatto che la medicina si avvaleva di rimedi assolutamente naturali, ma che richiedevano una vastissima conoscenza da parte di chi curava.
Certamente la parte che più approfondisce il pensiero di Avicenna è quella filosofica, espressione di una cultura che era collegata con il mondo greco da una parte e con quello indiano dall’altra; è all’interno di questo “melting-pot” che Abu Alì ibn Sina compie le sue sintesi filosofiche sui vari aspetti del sapere umano, insegnando nelle scuole islamiche e scrivendo un numero notevolissimo di libri sui più svariati argomenti.
E qui colpisce la grande tolleranza che la cultura islamica ha come caratteristica naturale, distante dagli integralismi di oggi, con tutto quel che ne consegue sul piano del terrorismo. Certo si tratta di una realtà romanzata, di un mondo ideale, dove tutto è sfarzoso e ricco, dove nel nome del Supremo l’ospite è sacro; dove naturalmente c’è l’harem a cui è legato il destino delle donne.
In questo senso sorprende che Avicenna oltre ad essere un appassionato amante, sia anche un forte gustatore di vino, contravvenendo, per quanto nel sappiamo, alle stesse leggi dell’Islam contro l’uso di alcolici. Solo che queste debolezze, invece di essere oggetto di crociate, vengono accettate come debolezze umane di un grande scienziato.Resta da dire che “La via per Isfahan” è un romanzo che nonostante le oltre 400 pagine, si legge volentieri per lo stile semplice, chiaro e scorrevole con cui si viene trascinati entro entro un mondo favoloso da “Mille e una notte”.