L’altra Resistenza di Zugliano

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Zugliano
Zugliano, 25 aprile 2016,
71° Anniversario della Liberazione
L’ALTRA RESISTENZA DI ZUGLIANO
Orazione Ufficiale di Ferdinando Offelli
Questa è la 6^ volta che sono stato chiamato a parlare a Zugliano, davanti al Monumento ai Caduti, in occasione della Festa della Liberazione; credo che più di me sia stata presente solo la Banda di Centrale, che saluto e ringrazio
C’è un racconto di Mario Rigoni Stern in cui, in una notte d’inverno, attorno al caminetto dell’osteria del Confine, tra Asiago e le Vezzene, ognuno degli astanti narra una propria storia; all’alba molti dei narratori spariscono, perché in realtà erano solo le ombre delle anime dei trapassati che ancora vagavano per i boschi, ma che continuavano a sentire il bisogno di narrare le loro vicende.
Con la stessa fantasia, e nostalgia, io mi figuro qui presenti oggi quanti per anni a questa cerimonia non mancavano mai. Sto parlando degli amici come Tarcisio Pigato, i fratelli Antonio e Bernardino Zavagnin, Geremia, Marcello, Romano Ferasin, Jeppe Zavagnin e degli altri con cui ogni anno, dopo questa cerimonia, si andava in un tradizionale pellegrinaggio a visitare i cippi dedicati ai partigiani di Zugliano; eppure qui, dal Monumento ai Caduti, ho quasi la sensazione di sentirli ancora tutti presenti tra noi, almeno in spirito.
Ci sarebbe poi, di fatto, da chiedersi cosa io, alla mia sesta volta, abbia ancora da dire di nuovo davanti al Monumento ai Caduti nel 71° anniversario della Liberazione. Eppure, come nelle precedenti occasioni, ogni volta cerco di interpretare la ricorrenza del fatto storico del 25 aprile alla luce non solo dei tempi che viviamo, ma anche delle conoscenze sulla Resistenza a Zugliano che man mano vado acquisendo.
È ciò che intendo fare anche oggi, parlandovi dell’altra Resistenza di Zugliano, non prima naturalmente di aver reso doverosamente gli onori ai nostri combattenti parti-giani e il commosso omaggio ai 5 caduti di Zugliano che gravitavano attorno alla Brigata “Mazzini”, il cui ricordo deve rimanere indelebile non solo sul monumento, ma soprattutto nel nostro animo.
In occasione del 60° anniversario della Liberazione, nel 2005, invitato dagli insegnanti della locale scuola media, avevo accettato di guidare alcune classi terze in una ricerca sulla Resistenza a Zugliano; invece di limitarmi a fare una conferenza illustrativa, ho invitato gli alunni ad andare loro ad intervistare gli uomini della Resistenza ancora viventi. Alla fine ne è uscita una pubblicazione che, con il contributo dell’Amministrazione Comunale, è stata distribuita nel paese e che rappresenta, almeno finora, la raccolta più completa di notizie storiche sulla Resistenza nel territorio del comune di Zugliano; per inciso ricordo che l’anno dopo, l’allora Sindaco Leonardi, sempre in occasione della cerimonia del 25 aprile, ebbe modo di considerare come ben 4 dei testimoni intervistati dagli alunni non erano più davanti al monumento; la loro testimonianza era in qualche modo divenuta un loro testamento spirituale, rivolto a noi attraverso i giovani studenti che erano andati a intervistarli.
Naturalmente in questa ricerca scolastica gli alunni di Zu-gliano intervistarono i partigiani di Zugliano e quelli di Grumolo e Centrale i partigiani delle frazioni; fu allora che io stesso ebbi il primo sentore che a Grumolo e Centrale c’era stata di fatto un’altra Resistenza, autonoma e non collegata a quella di Zugliano.
Più recentemente l’Anpi e il Sindacato Pensionati Spi-Cgil della zona hanno organizzato e prodotto, in collaborazione col comune di Chiuppano, uno studio sulla Battaglia di Marola, che ha portato ad approfondire quanto già si co-nosceva su quel tragico evento. Emerse, per esempio, che la spedizione che a Marola si scontrò con i nazi-fascisti, faceva parte di un piano, già in fase attuativa, con cui si tentava di collegare, sotto un comando unico, tutti i gruppi partigiani dal Garda al Grappa. Non era quindi un piano estemporaneo del comandante Alberto, ma una precisa scelta strategica del Comando Alleato, che allo scopo aveva paracadutato nella nostra zona una Soe, cioè una missione speciale, Ruina, guidata da Freccia, il magg. John Wilkinson, e di cui faceva parte Colombo, il cap. Christopher Woods. Non quindi un fatto incidentale, ma un avvenimento inserito nella strategia globale degli Alleati.
Non solo, ma proprio la morte di due suoi partigiani, Nello Tarquini e Francesco Urbani, convinse la Garemi, sempre nell’ottica della creazione del comando unico, a favorire la nascita sulle Bregonze di una brigata partigiana autonoma, raccogliendo i gruppi di giovani che, renitenti alle chiamate repubblichine, vi si nascondevano; e cioè i membri del gap di Centrale, con Primo Balbo, Genitali, Bonollo e Bortolo Greso, i gruppi di Carrè, di Chiuppano e di Lugo.
Nacque così la Brigata partigiana autonoma “Mameli” che, pur arrivando dopo, fece delle Bregonze ”le colline della nostra libertà” e che, come si legge sul monumento di Marola, alla fine della guerra avrà dato qualcosa come 34 partigiani morti, tra cui i 4 fucilati di Carrè.
Ecco allora che, mentre a Zugliano inteso come paese, la Resistenza era collegata alla Brigata “Mazzini”, sulle Bre-gonze, su cui afferiscono vari comuni, si era sviluppata quella che io ho chiamato “l’altra Resistenza, facente co-munque parte del Comune di Zugliano.
Cosa accomuna, ci sarebbe ora da chiedersi, le due Resi-stenze, o forse meglio i due gruppi di Resistenti che ope-ravano nel territorio del Comune di Zugliano; è una do-manda che dobbiamo porci, per non restare anche noi in-castrati nelle differenziazioni ideologiche che da 70 anni pesano sulla storiografia della Resistenza italiana. Se la Brigata “Mazzini”, almeno nei suoi comandanti, era formata da cattolici, quelli che i partigiani della Garemi spre-giativamente chiamavano “i partigiani dei preti”, la Brigata “Mameli”, pur aiutata nel suo formarsi dalla Garemi, scelse di rimanere autonoma sul piano ideologico.
Eppure c’è un elemento che le accomuna, ed è più impor-tante di quello che si possa pensare, e cioè che entrambe poterono operare solo con il determinante sostegno e protezione della popolazione del territorio su cui agivano.
I combattenti partigiani, infatti, ben poco avrebbero potuto fare se alle loro spalle non avessero avuto il sostegno della popolazione, soprattutto rurale, che li aiutò e li protesse, sottraendoli ai forsennati rastrellamenti nazi-fascisti. Con tutti i rischi del caso, se consideriamo che in quei giorni nella vicina Chiuppano ben 2 abitazioni sono state date alle fiamme perché sospettate di aver ospitato e nascosto dei partigiani.
Ma è vero anche che, proprio con questa solidarietà della popolazione, la Resistenza di Zugliano, l’una e l’altra in questo caso, entra a far parte di una più diffusa e generale solidarietà umana di tutta la popolazione italiana, so-prattutto rurale, che aiutò e protesse non solo i partigiani, ma quanti in genere tentavano di sottrarsi ai nazi-fascisti, intendo gli ebrei, i prigionieri di guerra alleati, i piloti il cui aereo era stato abbattuto nel nostro territorio. È un fe-nomeno che dagli inglesi è stato definito una “strana al-leanza” ma che, come ho tentato di dimostrare in una mia ricerca, viene da loro esaltato, mentre qui da noi resta poco noto ed assurdamente sottaciuto, quasi non valesse la pena di parlarne.
Ecco quindi che le due Resistenze di Zugliano, pur diverse nella loro storia e nelle loro scelte, sono accomunate dal fatto che entrambe affondano le proprie radici nel senso di solidarietà umana che fa parte della cultura atavica e cristiana della nostra gente, una popolazione che in massa aveva rifiutato la dittatura fascista e la follia nazista, per inseguire un sogno di libertà e democrazia, che io da anni definisco come il vero “Spirito della Resistenza”, quello che tutti noi siamo chiamati ad alimentare, perché non si spenga e vada perduto.
E questo mi porta alle mie considerazioni conclusive. Fra qualche mese, come cittadini italiani, saremo chiamati ad esprimerci attraverso un Referendum sulla Riforma Costi-tuzionale recentemente approvata dal Parlamento.
Da questo Monumento non posso, ma soprattutto non voglio, entrare con una mia opinione personale, nel merito di una scelta così importante.
Mi permetto solo di suggerire al Sindaco Maculan e alla sua Amministrazione la proposta di organizzare uno o più incontri pubblici informativi, per spiegare ai cittadini con chiarezza i pro e i contro della scelta che sono chiamati a fare. Se i partiti, secondo la loro natura, prevedibilmente faranno la loro propaganda politica, l’Amministrazione Comunale, è la mia proposta, si assicuri che i cittadini possano accedere ad una chiara e precisa informazione per rendere responsabilmente consapevole la loro scelta; il tempo c’è, le forme e le persone, le troverete voi am-ministratori.
Un’azione di informazione pubblica e puntuale che spero mi chiarisca non solo gli aspetti tecnici dei cambiamenti recentemente apportati, ma che ci permetta anche di ca-pire se, e come, la nuova struttura costituzionale sia an-cora basata su quell’equilibrio dei 3 poteri dello Stato che per 70 anni ci ha in sostanza protetto da deviazioni ed avventure autoritarie.
Se, e soprattutto come, la nuova Costituzione partecipi e continui ad alimentarsi di quello che ho chiamato lo “Spirito della Resistenza”, se sia cioè informata a quei valori di libertà e di democrazia partecipata, da cui è scaturita la nostra attuale Costituzione repubblicana, che è il portato storico della Resistenza; anche perché se venisse meno quello Spirito, se cadessero quegli ideali, quelli che hanno animato i nostri partigiani, non avrebbe più senso il nostro venire il piazza il 25 aprile.
È quindi su questi valori di fondo, e non certo su inopportuni ricatti governativi, che siamo tutti chiamati a scegliere responsabilmente, secondo quello che ho chiamato lo Spirito della Resistenza.

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