L’altro capo del filo

SCAFFALE

335_AltroCapoFiloUn romanzo che spazia da Vigatà, in Sicilia, a Bellosguardo, dalle parti di Udine, e che all’inizio tocca anche il problema dell’assistenza degli immigrati che arrivano in Sicilia sui barconi e la cui sistemazione richiede l’intervento e l’ aiuto della forza pubblica.
Stiamo parlando di “L’altro capo del filo” di Andrea Ca-milleri, edito come sempre dalla Sellerio editrice di Palermo, nel 2016.
La trama è comunque quella di un’indagine poliziesca del commissario Montalbano e dei suoi uomini, compreso l’impareggiabile Catarella.
Spinto dalla fidanzata Livia, Montalbano, di solito casual nel vestire, accetta di farsi fare un abito su misura in una elegante sartoria di Vigatà, diretta dall’affascinante e simpatica Elena.
Con qualche mugugno il commissario si presenta nell’atelier, dove Elena lo mette subito a suo agio; insieme scelgono il modello e la stoffa per il vestito nuovo, con-cordando le date delle successive prove.
Senonché la mattina prima di una di queste prove Elena viene trovata morta, uccisa con numerosi colpi di forbice da sarto proprio nell’atelier; l’assassino, per una qualche ragione, aveva infierito su tutto il corpo della donna, ma non sul seno, ciò che inevitabilmente fa porre delle domande.
Nel racconto emerge anche la figura di Miriam, una delle collaboratrici di Elena in sartoria ma che è anche impegnata nel sociale, assistendo gli immigrati al loro arrivo.
In particolare Miriam segue una immigrata dodicenne che durante il viaggio era stata violentata dagli scafisti, e che quindi ha bisogno di una qualche forma di assistenza psicologica in una struttura protetta per superare il trauma.
Elena, che al centro di una serie di amori discreti e pacifici, si scopre essere in realtà la vedova di Franco Guida. I due si erano incontrati molto giovani, sempre in un atelier, e dopo essersi sposati avevano deciso, non senza difficoltà, di avviare una propria attività sartoriale proprio a Vigatà.
Ad un certo punto però Franco viene trovato morto annegato, apparentemente suicida, anche se di strano c’era che, una volta in acqua, per non cedere all’istinto di so-pravvivenza e cominciare a nuotare, si era legato le mani con un pezzo di stoffa blu, ritrovato poi da Montalbano nell’atelier di Elena.
È seguendo questo indizio che il nostro ispettore e i suoi collaboratori, dopo aver seguito inutilmente le piste degli attuali amanti di Elena, riusciranno ad arrivare ad una conclusione, che non possiamo raccontare, ma che avviene a Bellosguardo nell’udinese, dove Montalbano, concluse le indagini, viene raggiunto da Livia ed insieme vanno a comprare per lui un abito preconfezionato.
Inutile dire che, anche in queste vicende tragiche, la narrazione di Andrea Camilleri è tranquilla, serena, con il caratteristico sapore dato dal suo dialetto siciliano.

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