Le armi di don Antonio Pegoraro

SCAFFALE

Un piacevole ed interessante pomeriggio è stato quello di sabato scorso in cui, nella sala del Patronato S. Zenone di Zugliano, Carlo Dal Prà e Lucilla Calgaro hanno presentato il libro di recente pubblicazione dal titolo “Le armi di don Antonio Pegoraro senior”.
Ricordiamo che questo è il secondo libro scritto dai due autori su don Antonio; il primo, dal titolo “Questo strano prete combattente partigiano, Antonio Pegoraro”, è stato edito nel gennaio 2018.
La presentazione del libro a Zugliano si spiega col fatto che in questa parrocchia don Antonio è stato cappellano per tre anni, dal 1950 al 1953.
Tre anni che, però, nella memoria di molti zuglianesi sembrano dilatarsi, essendo tre troppo pochi rispetto alla rilevanza del ricordo lasciato da questo cappellano spilungone, con un pronunciato e mobilissimo pomo d’Adamo.
Merito indubbio degli autori è stato quello di aver saputo raccogliere tra la gente del paese i molti ricordi lasciati da don Antonio, ricordi che sono stati rivissuti un po’ da tutti col dolce calore della nostalgia.
L’incontro di sabato è stato condotto secondo uno stile ormai collaudato, con Lucilla Calgaro che ha fatto da conduttrice, commentando le immagini proiettate e dando la parola al marito e agli altri che hanno letto brani del libro. Non é mancata la musica, con l’accompagnamento di chitarra e con il testo delle canzoni proiettato sullo schermo e l’invito al pubblico a unirsi nel canto; e così i non più giovani ex di don Antonio ‘capelan’ si sono ritrovati a cantare in coro, tra le altre canzoni, persino “La casetta in Canada”.
Il libro, così simpaticamente presentato, è comunque ricco di spunti culturali interessanti, relativi ad un uomo e ad un prete che ha lasciato un profondo segno in chi l’ha conosciuto.
Si parte da don Antonio partigiano combattente, e il successivo periodo come cappellano a Quero impegnato contro il pericolo rosso della fantomatica ora X.
Seguono i tre anni sereni a Zugliano, con don Antonio appassionato di caccia e di ‘battere il fante’, che gira spericolato per il paese con la sua Laverda, tra la divertita bonaria severità dell’arciprete don Martino Durighello.
Finché una foto d’epoca ci presenta don Antonio mentre viene accompagnato in pullman dalla Cantoria parrocchiale zuglianese a Rotzo, dove era stato nominato parroco.
Uomo di montagna, don Antonio arciprete non ci mise molto ad entrare in sintonia con gli abitanti di Rotzo, dove cercò anche di mantenere i contatti con i molti emigrati attraverso la rivista “La Voce dell’Alterburg”. Seguono gli anni del meritato riposo a Zanè, dove finché ebbe forza non rimase certo inattivo, se lo ritroviamo come insegnante di religione a Chiuppano, simpaticamente ricordato da una sua allieva d’allora.
La nostra impressione, dopo due pubblicazioni, è che di don Antonio Pegoraro non si finirebbe mai di parlare perché, ognuno per le sue esperienze, é sempre un commosso piacere riportarlo alla nostra memoria.

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