Le belle Cece

SCAFFALE

VitaliVeramente il titolo più appropriato, per quanto forse non molto proponibile per la stampa, sarebbe stato “Le mutande delle belle Cece”. Stiamo parlando del romanzo di Andrea Vitali, edito nel giugno 2015 dalla Garzanti, “Le belle Cece”, che ci riporta alla Bellano dell’epoca fascista degli anni ‘30.
Siamo infatti nel 1936, quando, con la fin della guerra in Etiopia nasce l’Impero, evento storico che il segretario del locale PNF, Fulvio Semola, che aspira a diventare podestà di Bellano, intende celebrare solennemente, facendo invidia a tutti i comuni rivieraschi, con un colpo da maestro: un concerto in contemporanea di tutte le campane delle chiese del territorio comunale, dalla pre-positurale alla cappella del cimitero dell’ultima frazione di montagna.
Quel che si dice un colpo di genio di una mente sopraffina, per rendere più sacra la vittoria militare, attirando nel contempo l’ammirazione ma anche l’invidia di tutti i comuni rivieraschi.
Ma come sempre non tutte le ciambelle riescono col buco.
In casa del potente e temutissimo ispettore di produzione del cotonificio locale è in atto, nel suo genere, una tragedia. Non solo un’aggressione notturna all’ispettore, ma dalla sua casa sono misteriosamente sparite alcune paia di mutande della signora consorte.
Un paio delle quali, con il tradizionale ricamo delle iniziali, viene ‘casualmente’ fatto trovare in tasca al Semola, il quale non solo non riesce a spiegarsene la provenienza, ma soprattutto non saprebbe come spiegarlo all’arcigna moglie quando fosse venuta a saperlo.
Il problema vero è comunque dove sono andate a finire le paia di mutande che mancano all’appello.
Una ricerca in cui i carabinieri locali non possono, data la delicatezza dell’oggetto del contendere, condurre direttamente, ma che si divertono un mondo a seguire seriosamente, con la discrezione del caso, ma anche con partecipata attenzione, essendo una bella occasione, certo da non perdere, in cui l’Arma può divertirsi alle spalle del borioso regime.
Alla fine naturalmente, il mistero che non possiamo anticipare, sarà svelato, e farà parte dell’attivismo sessuale extra-coniugale che, anche in epoca fascista, non era appannaggio dei soli gerarchi machisti.
Come in altri romanzi, il fascino del racconto di Andrea Vitali nasce dall’opporre gli iperbolici ideali dell’epoca fascista le storie paesane che si svolgono soprattutto nel talamo, più o meno nuziale.
Per tanti aspetti, il periodare breve, la sottile ironia, l’umorismo insito nelle situazioni, con questo “Le belle Cece” torniamo al miglior Vitali, quello che da sempre ci piace seguire nelle sue storie seriosamente ironiche, come questa in cui il problema di fondo resta “dove sono le mutande delle belle Cece?”

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