Le colpe dei padri

SCAFFALE

151_ColpePadriIl romanzo di uno che insegna “Teorie e tecniche delle scritture” a livello universitario non potrà mai essere un romanzo banale, distensivo, ma dovrà avere in se stesso qualcosa di complicato, a volte persino inquietante.
In questo senso il romanzo “Le colpe dei padri” di Alessandro Perissinotto, edito dalla Piemme nel marzo 2013, risponde pienamente alle esigenze, forse più gradite alla critica che al pubblico.
La vicenda narrata è quella di Guido Marchisio, torinese di 46 anni, manager di una multinazionale, che ha abbandonato la moglie per una giovane ragazza, Carlotta, di 26 anni con cui vive una vita sessualmente intensa.
Guido vive in un mondo fatto di certezze e di sicurezze, ben compreso nel suo ruolo di responsabile; finché un incontro casuale instilla gli il dubbio di avere un sosia.
Messosi su questa strada di ricerca, il nostro manager scopre sostanzialmente di aver avuto una vita precedente, totalmente rimossa dalla memoria per un grave trauma cranico; in realtà era figlio di due rivoluzionari del ’68, predicatori di violenza anche se non si sa se abbiano mai sparato, che sono morti in un incidente stradale cercando di sfuggire alla polizia.
Il loro figlio, Guido, era stato adottato ed era normalmente cresciuto in una famiglia che l’aveva fatto studiare e l’aveva avviato ad una promettente carriera.
Questo processo di discoprimento del proprio passato attraverso il racconto di un compagno di scuola, è concomitante con la crisi personale del manager, osteggiato e minacciato dagli operai, tanto di dotarsi di una pistola, proprio mentre la direzione dell’azienda con sede a Stoccolma decide la chiusura dello stabilimento a Torino, e comunque il licenziamento di Guido che sul piano padronale non da più le solide garanzia che dava prima di questa crisi.
Sarà il suicidio di un’operaia, una single, ragazza madre, cui Guido rifiuta il ritorno in fabbrica dalla cassa integrazione, a farlo precipitare in una crisi di coscienza, finendo per sparare al “padrone”.
Questa vicenda, che si intreccia con un amore platonico per Silvia, la moglie del compagno di scuola, fatta di bacetti di tipo adolescenziale, viene narrata in una maniera abbastanza contorta, inframmezzando considerazioni personali dell’autore con squarci sociali del periodo della contestazione; può essere una tecnica narrativa anche moderna, ma rende la lettura non distensiva, con momenti intermittenti di realtà sociale e di fiction personale che tolgono uniformità stilistica, anche se bisogna riconoscere di essere alla presenza di un autore di sicuro spessore.

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