Le due vie del destino

CINEMA

224_DueVieLa miglior vendetta è il perdono! Questa sembra essere la morale di fondo di un bel film recentemente presentato al Cinema San Gaetano di Thiene nell’ambito dei Cineincontri 2015; si tratta di “Le due vie del destino” del regista Jonathan Teplitzky, con un grande Colin Firth e una Nicole Kidman un po’ tiepidina.
Si tratta, viene dichiarato nei titoli iniziali, di un film basato su una storia vera, di cui è uscito anche il libro che sta diventando un bestseller internazionale.
Non sappiamo quanto il film sia aderente alla realtà narrata, ma sembra che il libro sia ancora più crudo ed esplicito. Peccato solo che un bel titolo come l’originale “The Railway Man”, ‘L’uomo della ferrovia’ sia stato reso in italiano con uno strano e banale “Le due vie del destino”.
La vicenda è incentrata su Eric Lomax, autore del romanzo, che ha una particolare passione per le ferrovie, tanto da citare a memoria orari e coincidenze dei treni. La vicenda si dibatte, con continui salti, tra il 1942 e il 1980, cioè tra quando Lomax fu preso prigioniero dai giapponesi e portato a lavorare alla costruzione della ferrovia che collegava Bangkok e Rangoon, un’opera cui furono sacrificati la meta dei lavoratori che l’hanno costruita in condizioni proibitive.
Nel 1980 Lomax, insieme con gli ex-compagni di prigionia è ancora ossessionato dal ricordo delle violenze subite. La stessa prima notte di nozze con la bella Patti, naturalmente incontrata in treno, lui ha una crisi dovuta al ricordo di quanto aveva subito, soprattutto dopo che la terribile polizia giapponese Kempeitai aveva scoperto che non solo aveva costruito una radio clandestina ma aveva an che disegnato una dettagliata mappa della ferrovia. Per questo era stato duramente torturato, particolarmente da un ufficiale giapponese che faceva l’interprete.
Nel 1980 un compagno di prigionia di Lomax, Finley rivela alla moglie di Eric che il suo torturatore fa la guida turistica nei luoghi di prigionia, e per liberarsi dagli incubi gli propone di andare a vendicarsi. Lui invece, sentendo che è troppo tardi, finisce per suicidarsi.
Lomax torna quindi in Tailandia e incontra il suo ex torturatore, che per redimersi dai suoi sensi di colpa, porta i turisti sui luoghi dell’orrore.
Lomax è sul punto di attuare la sua vendetta, ma in una scena altamente drammatica riesce ad evitare di uccidere l’ex-interprete ormai in sua piena balia. Il quale, avendo capito il gesto di Lomax, in seguito gli invia una lettera chiedendo il suo perdono. I due si incontrano, alla pre-senza di Patti, e Lomax sostanzialmente gli dice di non poter dimenticare quel che ha subito ma che lo perdona. I due diventeranno amici fino alla morte.
Efficace la ricostruzione del lavoro coatto dei prigionieri per aprire la ferrovia, un po’ insistite le scene delle torture, grande l’interpretazione di Colin Firth nella parte di Eric Lomax… insomma un bel film.

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