Le Olimpiadi di Zugliano

QUANTESTORIE!

Pochi crediamo siano a conoscenza che parecchi decenni fa a Zugliano si sono ripetutamente svolti i giochi olimpici, con un vario e variabile programma di gare, cui partecipavano ben tre atleti, sempre gli stessi, provenienti da due Stati, le Alte, con Edoardo ed Armando, e le Basse con il sottoscritto, Nando.
In realtà le Olimpiadi cominciavano quando ad Edoardo veniva voglia di farle e proseguivano con le diverse specialità per più giorni, su diversi campi di gara a seconda dell’estro del momento.
La sede principale era certamente il cortile retrostante la casa di Edoardo sia sul prato erboso che sulla parte coperta da un fitto strato di ghiaia. Ad ogni gara venivano regolarmente assegnati 3 punti per il primo (virtuale medaglia d’oro), 2 al secondo (argento) e 1 al terzo (medaglia di bronzo, sempre virtuale); i punti acquisiti nelle singole specialità andavano a contribuire a formare la Classifica Generale delle Olimpiadi zuglianesi, che veniva aggiornata di giorno in giorno.
Le nostre olimpiadi non avevano un preciso programma di gare, ma si andava avanti secondo l’usma (oggi la chiamano inventiva) di Edoardo che decideva al momento la successiva gara da disputare; insomma si trattava di olimpiadi, oggi si direbbe, in the making.
Sul campo di Edoardo si svolgevano per esempio le gare di corsa veloce, che funzionavano così: io e Armando, scattando da regolari (e letterali) buche scavate nel prato (con grande disappunto dei genitori che pensavano alla presenza di strane ciupinare) correvamo la semi-finale; chi vinceva disputava la ‘finalissima’ con Edoardo, che aveva acquisito questo diritto non solo perché più anziano di età ma anche perché ‘ospitante’, in quanto proprietario del campo di gara (quella era la regola, e allora le regole erano regole!); il terzo fungeva da giudice di gara, con la responsabilità di decidere ad occhio nudo chi arrivava primo al traguardo, una responsabilità a volte non scevra da un sottile gioco di do-ut-des. Alla fine si stilava la classifica: normalmente Edoardo 3 punti, anche perché era più fresco, Armando 2 e Nando 1.
Una volta Edoardo, ispirato da Eddy Ottoz, pensò ad una corsa veloce ad ostacoli. Tendemmo degli spaghi tra gli allora ancora esili alberelli del parco retrostante la casa, appaiandoli a due a due, e creando quindi un percorso ad ostacoli; purtroppo già in fase di semi-finale, nella foga della corsa io e Armando, inciampando negli spaghi, abbiamo fatto scorlare gli alberelli in modo così pericoloso che abbiamo rischiato di spezzarli, tra le urla del padre farmacista che probabilmente pensava a quanto gli erano costati; per forza di cose la gara ad ostacoli fu annullata… e definitivamente cancellata dal programma dei giochi.
A casa di Edoardo si svolgeva anche il torneo di ping- pong, essendo lui l’unico ad avere disponibile il tavolo con racchette e palline; anche qui, dopo la consueta semifinale tra me e Armando, il vincitore veniva normalmente sconfitto dal più allenato Edoardo. Solo che anche lui veniva poi puntualmente umiliato dalla madre che, quando aveva tempo, colla racchetta in mano risfoderava una giovanile e non comune tecnica di gioco, che da noi poteva essere solo sognata.
Le nostre olimpiadi zuglianesi avevano più sedi. Nella corte-de-bale di Milcare veniva disputata la gara di bocce, di solito vinta da Armando, con Edoardo secondo ed io puntualmente ultimo; con un po’ di fortuna almeno una volta risultai secondo nella successiva gara di cavalpallino.
Non ricordo per quale motivo la gara di sollevamento pesi sia stata almeno in un’occasione disputata in una sala del Palazzon (Villa Giusti) di Zugliano; il regolare bilanciere da sollevare fu sostituito da un manico di scopa, con due bandoni pieni d’acqua appesi ai lati, da sollevare fin sopra la testa. Man mano che la gara procedeva, l’acqua veniva aumentata per aumentare il peso; ma più che il peso da sollevare, il problema era mantenere i recipienti in equilibrio, perché se non alzati in modo opportuno, cominciavano a dondolare, col rischio di spandere l’acqua. Secondo la severa regola formulata da Edoardo, un versamento anche lieve dell’acqua comportava automaticamente la eliminazione del concorrente dalla gara; anche questa nostra specialità olimpica fu sospesa perché tutti i concorrenti furono eliminati, mentre noi eravamo impegnati a tentare di asciugare in qualche modo l’acqua del pavimento.
La corsa di resistenza (oggi mezzofondo) veniva disputata facendo il “giro dei cuchi”, definizione di etimologia incerta, o forse intuibile se a “cuco” si dà il valore di “bauco”; comunque, partendo dalla farmacia, sede della gara, si arrivava di corsa fino in piazza, dove si girava a destra e poi ancora a destra in su verso il Piazzo; all’altezza di casa Rizzato si deviava a destra, e si proseguiva in giù fino ad incrociare la strada che proveniva da Lugo, per poi ricongiungersi, svoltando ancora destra all’incrocio, verso l’arrivo in farmacia.
Non ricordo perché non si corresse in gruppo, tutti assieme, come sarebbe stato normale, ma individualmente, cronometrati da Armando, in quanto l’unico a possedere un orologio da polso, con il quadrante dei secondi su cui dei piccoli segni indicavano ogni quarto di minuto; toccava a lui, in quanto proprietario dell’orologio, il compito di cronometrare il tempo reale interpretando ad occhio la posizione della lancetta dei secondi, senza possibilità di contro-prova o ricorso da parte nostra.
Fatto sta che, magari di pochi secondi, il tempo di Armando risultava sempre essere il migliore, per quanto noi ci si sfiancasse a superarlo, mentre lui, compunto, generosamente ti elogiava per l’ottima performance, spronandoti in vista di un possibile futuro miglioramento, certamente a portata di mano.
Alle Fabbriche, dove io ero di casa, si svolgeva invece la gara di ciclismo, disputata sul “giro della Conca”, una specie di tracciato triangolare in cui si costeggiava la fabbrica della Cascami fino alla Conca, dove al capitello del taumaturgo S. Antonio, si girava a gomito, imboccando la salita verso i Pontialti, fino dai ‘Merica’, dove si svoltava in giù affrontando la discesa fino all’arrivo sotto il parco di piante. Anche qui, con Armando cronometrista, non c’era storia; per quanto ti impegnassi, per uno o due secondi, a volte solo mezzo, il massimo cui potevi aspirare era il secondo posto, sempre con gli immancabili complimenti di Armando per la bella gara comunque disputata. Il problema, ad un certo punto allora noi ci si convinse, non era tanto il tempo ma la bicicletta: quella di Armando aveva le gomme più strette e quindi più veloci delle nostre. Ecco svelato l’arcano!
Sempre perché alle Fabbriche ero di casa, avevo persino proposto di introdurre tra le nostre specialità olimpiche il gioco della “porcola”; proposta interessata perché non solo avevo una adeguata attrezzatura ma anche perché, almeno in contrada, ero imbattibile. La proposta fu bocciata, forse perché il termine porcola non suonava consono… l’avessi chiamata base-ball!
Un’importante sede delle nostre Olimpiadi era la Cartiera, dove c’era il campo da tennis e quello di pallacanestro.
La gara di tennis non aveva storia, era dominata alla grande da Edoardo che, già tecnicamente ben impostato, tirava di quegli smash imprendibili, nei quali io vedevo la pallina solo girandomi per andaròla a raccogliere in fondo alla rete del campo; mi rifacevo comunque con la pallacanestro (ero già più alto di loro e crescevo di una spanna al giorno). Nel basket eccellevo sia nella gara uno-contro-uno, sia in quella della ‘rosa’, che consisteva nel completare con meno tentativi andati a canestro un percorso di tiri liberi eseguiti dalle varie angolature dell’area di gioco.
Ma il mio vero momento di gloria, quello in cui veramente eccelsi nei giochi olimpici zuglianesi fu un altro. Nel nostro programma di gare introducevano di volta in volta alcune specialità di nostra inventiva; così per esempio, avendo a diposizione il ‘briscolo’, o altalena, di Edoardo, avevamo introdotto l’acrobatica gara di “salto in lungo dal briscolo”. Si trattava di dondolarsi sull’altalena regolarmente in piedi sulla tavoletta, prendendo una bella sconsa, per poi lanciarsi in fuori sospesi in aria, cercando di atterrare il più lontano possibile sulla sottostante e non del tutto indolore ghiaia del cortile. Chi qui scrive si può a tutt’oggi vantare di detenere il titolo di campione olimpico della gara di salto in lungo dal briscolo, una specialità poi eliminata dal programma di gare.
Resta forse da dire che le olimpiadi zuglianesi, non avendo, come già detto, un programma sportivo ben preciso, avevano una durata variabile; duravano cioè finché Edoardo, secondo una sua opportuna scansione delle gare, restava in testa alla classifica generale; quando in qualche modo veniva superato da uno di noi, immancabilmente con qualche scusa più o meno plausibile, la manifestazione veniva aggiornata ad una successiva data da destinarsi.

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