Le ragioni del “nostro” No

ATTUALITÀ

Referendum-costituzionale_0Probabilmente è la prima volta, e siamo a disagio, che come Thienet anticipiamo le nostre intenzioni di voto in una consultazione elettorale. Ci siamo stati tirati da una prolungata, ossessiva e indecente campagna elettorale del premier Renzi, sul campo ormai da sei mesi, offendendo in tutti i modi chi non è d’accordo con la sua grande riforma costituzionale.
Nel più puro stile berlusconiano, Renzi usa nella propaganda elettorale, che ha i suoi tempi e le sue forme, le tecniche mass-mediatiche della pubblicità, con rozzi slogan populistici che finora consideravamo prerogativa della Lega di Bossi e Salvini.
Interveniamo anticipatamente, quindi, per chiarire le ragioni del nostro voto, proprio per non confonderlo con quello di altri, che si muovono sulla scorta di ragionamenti politici completamente diversi, a volte antitetici rispetto ai nostri, anche se poi la conclusione è la stessa.
Il “nostro” No si basa infatti su un principio che ci è stato insegnato a scuola e che resta alla base del nostro pensiero politico, come siamo andati sostenendo in tutte le occasioni in cui siamo stati chiamati a parlare.
Si tratta del principio dell’equilibrio dei poteri dello Stato, cioè dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, che sta alla base della Costituzione Italiana attualmente in vigore, per quanto stravolta e disattesa proprio da chi su di essa ha anche giurato fedeltà.
Un equilibrio secondo cui se un potere eccede nei suoi compiti, viene corretto e il sistema riequilibrato dagli altri due, a garanzia della nostra libertà e democrazia.
Ogni riforma costituzionale, compreso il superamento del bicameralismo, è secondo noi possibile se mantiene inalterato questo equilibrio su cui si basa il buon funzionamento democratico del nostro Stato.
La riforma costituzionale proposta da Renzi è lungi dal darci questa garanzia, anzi per la sua stessa natura mira a squilibrare il sistema per rendere l’esecutivo più esecutivo, in base ad una idea di governabilità che ci sembra tipica di un yuppie politico smaniosamente decisionista.
Se poi a questa rottura dell’equilibrio dei poteri dello Stato a favore dell’esecutivo si accompagna una riforma elettorale in cui l’elettore è semplicemente chiamato a ratificare quanto deciso dal partito, allora entriamo in un ambito che è stato definito ‘democratura’, cioè una dittatura ammantata da finta democrazia.
Aggiungiamo che, a nostro parere, tutto questo è reso possibile da una gestione dell’informazione pubblica del tutto fuori dai canoni di una corretta ed equilibrata propaganda politica, facendoci ritornare ai tempi, anche recenti, in cui il Silvio-pensiero era massiciamente strombazzato da ogni tg pubblico o privato.
Noi siamo infatti convinti che la prima vera grande riforma da fare in Italia sia quella dell’informazione pubblica, che deve essere ‘informazione’ libera e democratica, e non di parte, come ognuno, Renzi compreso, si sente autorizzato a considerare ai propri fini.
Con una informazione pubblica democratica e corretta non sarà difficile rendersi conto che la Costituzione Italiana è ancora in larga parte da attuare compiutamente nel suo profondo spirito democratico e popolare, non da cambiare secondo le smanie di potere dei ducetti di turno.
Queste le ragioni politiche di un nostro No a Referendum che, per quanto a disagio, non vogliamo vengano confuse con quelle di altri.

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