Le ‘Referenze’ di Lucia Coghetto

ARTE

Lucia
Inaugurata sabato 5 marzo, alla presenza del Sindaco di Thiene, Gianni Casarotto, e dell’assessore Gabriella Strinati, resterà aperta fino al 14 marzo la Mostra Personale di Pittura “Referenze” di Ghetto (al secolo Lucia Coghetto), organizzata dall’Associazione “Le Mani” presso la Galleria d’Arte Moderna di Via Santa Maria Maddalena di Thiene.
Si tratta di una trentina di opere, quasi tutte volti femminili; ma se il tema, pur nella sua varietà di atteggiamenti e di tecniche, sembra essere unico, diversi sono invece i supporti su cui Lucia ha steso i suoi dipinti, come chiarisce in un suo commento.
“Il soggetto mio preferito è la donna, rappresentata da un punto di vista prettamente femminile, perché voglio con esse parlare della mia femminilità.”
Ma se a guardare queste opere è, come nel nostro caso un uomo, quello che colpisce è anzitutto il senso di “mistero” in cui un volto femminile ci immerge; volti che non basta guardare, ma di cui bisogna cercare di leggere l’espressione, per tentare di cogliere in profondità le sensazioni che pervadono quel mondo interiore.
Allora si scoprono, dice ancora Lucia, “donne sorprese in un momento inaspettato, chiuse in riflessioni personali o sognanti languidamente distese con sottile erotismo…”; come dire che di quei volti si può cogliere un atteggiamento dettato da un momento di felicità o di malinconia, ma non certo penetrare il mistero di una interiorità femminile, ben sapendo che di essa certi aspetti si possono solo intuire, ma che in fondo resta un affascinante mondo, sempre unico e misterioso.
Di grande interesse sono anche i supporti su cui Lucia dipinge i suoi volti femminili. “Dopo l’intonaco ho usato come supporto vecchie tavole di legno, già utilizzate per imballaggi… i cui difetti diventano per me peculiarità preziose” perché, dice, interagiscono con la sua pittura.
Queste tavole di imballaggi, con le loro scritte per noi misteriche, una volta trattate per la pittura sembrano conferire “una calda materialità, integrandosi con le figure dipinte.”
Siamo, ci sembra, ad un concetto di pittura ‘totale’, nel senso che non si tratta più solo di una tela bianca su cui si dispongono figure e colori, ma le figure sembrano prendere vita, oltre che dal pennello, anche dalla materia, tavola o intonaco che sia, su cui sono dipinte.
È in questo ambito che Lucia, buona critica di se stessa, coglie una sostanziale novità nella evoluzione della sua pittura: “non più dettagliata alla perfezione, ma più gestuale e materica”, dove anche le imperfezioni, “le lavature, le colate di colore” sembrano simboleggiare ciò che nella vita “ci scivola via… senza scalfire la nostra forza interiore”.

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