Le scritte della Grande Guerra

CULTURA

Quella che amichevolmente ci piace chiamare la ‘Banda del Clic’, cioè i fotografi Valter e Luca Borgo, con Giuseppe Stella stavolta in sordina mentre si è aggiunto Sergio Rigoni, non finisce mai di stupirci.
Recentemente hanno dato alle stampe un’opera fotografica dal significativo titolo “Le scritte della Grande Guerra dall’Astico al Brenta”; il sottotitolo ci indica invece l’estensione geografica della ricerca storica che comprende le zone di Asiago, Folgaria, Lavarone, Luserna, Vezzena.
Si tratta di una raccolta fotografica delle scritte che risalgono alla Grande Guerra ancora rintracciabili sui nostri monti e che a distanza di un secolo sono ancora visibili, per quanto sbiadite e consunte dal tempo e dagli agenti atmosferici.
Come sempre è difficile descrivere un’opera in cui le tante immagini parlano da sole, e dicono molto di più di quello che noi si riuscirebbe a dire; per cui dobbiamo limitarci ad alcune nostre considerazioni, senza pretese di completezza.
Intanto sorprende il loro numero; mai avremmo pensato che metterle assieme significasse produrre un’opera di quasi trecento pagine. Il loro numero e l’estensione geografica dell’area di ricerca, danno già una chiara idea dello sforzo prodotto dagli autori, permettendoci di leggere comodamente quello che loro hanno dovuto andare a cercare per monti e per valli.
Considerandole nel loro insieme, le scritte riprodotte sorprendono per la loro varietà; a volte si tratta di iscrizioni che riguardano indicazioni di luoghi di interesse geografico-militare, altre volte sono orgogliose firma di presenza di chi non vuole sia dimenticato che qui ha combattuto e sofferto. A volte infine sono scritte o cippi che indicano i luoghi dove è caduto un soldato.
Se poi potessimo considerare ogni singola pagina della raccolta, saremmo sorpresi dal fatto che il fotografo magistralmente riesca a rendere non solo l’immagine ma anche lo spirito che vi traspare, in un equilibrio tra tecnica e contenuto che non raramente, anzi molto spesso, diventa poetico.
A noi sembra che se davvero c’è uno spirito che traspare da queste pur varie scritte, questo sia la volontà di ricordare, un monito per dirci che noi godiamo della bellezza del paesaggio perché qualcuno ci ha dato la possibilità di farlo, pagando il prezzo che la singola scritta ci ricorda. “Siamo passati di qui perché ci ha portato la guerra che, speriamo, voi possiate schivare.”
Colpisce inoltre il fatto che la ricerca si estenda su un’area geografica in cui sono state riscontrate scritte italiane e austriache, cioè di quello che allora era il nemico; e tutte, da una parte e dall’altra, rappresentano testimonianze di umanità sofferta, ad ulteriore dimostrazione dell’assurdità della guerra che mette l’uomo contro l’uomo.
Abbiamo registrato negli ultimi tre anni, tanti e diversi modi per celebrare il centenario della Grande Guerra; con questa raccolta “Le Scritte”, Sergio Rigoni, Valter e Luca Borgo acquisiscono l’indubbio merito di averci portato direttamente dentro l’immensa sofferenza umana da cui le stesse scaturiscono, distanti comunque da qualsiasi forma di retorica di circostanza.

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