Le Serve

TEATRO

LeServeDopo il saluto di circostanza dell’assessore Strinati, a dare il via ufficiale alla 38^ Stagione Teatrale thienese, martedì 14 novembre, è stato il dramma in un atto unico dal titolo “Le serve” (in francese Les Bonnes) del 1947 di Jean Genet e per la regia di Giovanni Anfuso.
La vicenda messa in scena è quella di due sorelle, Solange (Anna Bonaiuto) e Claire (Manuela Mandracchia), che sono entrambe al servizio della stessa padrona, Madame (Vanessa Gravina).
Quando Madame è assente le due bonnes si divertono a mettere in scena una commedia nella commedia in cui, a turno, da serve si rivalgono sulla padrona, sino ad immaginare di ucciderla.
Questo potrebbe sembrare un specie di gioco liberatorio con cui superare le frustrazioni di chi vive una vita umile ed alienante di fronte ad una Madame che ricca, bella e disinibita, può permettersi tutto quello che loro non possono nemmeno sperare di raggiungere.
Ma stavolta il gioco si complica, perché Claire riceve una telefonata dal Monsieur di turno, che lei stessa aveva denunciato attraverso lettere anonime, il quale la prega di avvertire Madame che è stato posto in libertà condizionata.
Claire si sente ormai scoperta e le due sorelle decidono, stavolta per davvero, di uccidere Madame con una tisana in cui hanno messo un potente veleno.
Non potendo rivelare di più, possiamo solo dire che le due serve finiranno per essere le vittime della loro stessa intenzione.
Va subito detto che le tre attrici in scena hanno interpretato con grande efficacia il loro ruolo, rendendo credibili personaggi dalla vita spezzata, con propositi di rivalsa.
Terribile, nella sua efficacia, è il disegno con cui Solange conduce la sorella verso una inevitabile fine, con una stringente razionalità da cui è difficile sottrarsi, tanto da trasformare il finale in una specie di prolungata, angosciante agonia.
Il gioco del ‘teatro nel teatro’ è un espediente molto usato, sin dai tempi di Shakespeare, per mostrare verità che la trama spesso non può confessare apertamente. Ma in Jean Genet quello che è intenzionalmente un gioco psicanalitico di tipo liberatorio (ribaltare il rapporto tra servo e padrone), una volta uscito dal divertissement teatrale, diventa una tragica realtà che, con tutti i traumi del caso, finisce per travolgere i personaggi.
Anche la scenografia risponde al clima che si crea sul palcoscenico, con una gigantografia osè di Madame che domina ossessiva la scena, un mastodontico letto che si impone anche per il suo simbolismo e che inevitabilmente nasconde segreti inconfessabili.

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