L’eccezione

SCAFFALE

234_EccezioneDi una normalità sconvolgente, è stata l’impressione che abbiamo provato di fronte alla lettura del romanzo “L’eccezione” di Audur Ava Olafsdottir, edito nel 2014 per l’Editrice Einaudi, che della stessa autrice islandese aveva già pubblicato “Rosa candida” nel 2012 e “La donna è un’isola” nel 2013.
Siamo a Reykjavik, in Islanda, nel pieno della festa per la notte di Capodanno e Floki annuncia alla moglie Maria la sua intenzione di lasciare quella sera stessa la famiglia, per andare a convivere con un compagno, un collega e omonimo specialista, di cui è da tempo innamorato.
Così, dopo undici anni di matrimonio e due figli gemelli, Floki che ha sempre agito da marito ideale e premuroso verso la moglie e i figli, dichiara di aver sempre avuto questa tendenza, a lungo repressa, anche se con non infrequenti cadute, per un senso di dovere verso la moglie, ma che ora vuole sentirsi libero di seguire le proprie aspirazioni.
Maria sente che questa scelta del marito la mette di fronte ad una “eccezione” che determinerà il prosieguo della sua vita e di quella dei figli.
Nel tentativo macerante di rivedere il suo passato coniugale, alla ricerca di possibili segni premonitori, stringe di più amicizia con Perla – una psicologa affetta da nanismo, consulente matrimoniale e ghostwriter per uno scrittore islandese di thriller, e con un giovane e romantico vicino di casa esperto di ornitologia.
Si approfondisce anche il rapporto con la madre che ad un certo punto le affida l’incarico di seguire il funerale e l’incenerimento del padre naturale Albert, da cui Maria è nata quando la madre era diciannovenne, mentre un altro Albert, quello regolarmente sposato con la madre, le ha poi fatto di fatto da padre.
La madre si trova quindi di fronte alla situazione di aver amato due uomini, con incontri furtivi con l’amore giovanile, scegliendo comunque di restare fedele a quello con cui si è sposata.
Maria viaggia in un paesaggio irreale di lava nera, con dentro una sacca sportiva l’urna contenente le ceneri del padre Albert, verso la città dove questi risiedeva e dove aveva una casa che, non avendo altri parenti, passa ora in eredità a Maria.
Durante questo viaggio, Maria si re-incontra con Floki, con cui passa la notte in albergo, sentendosi confermare “Ti giuro, non ci sarà mai più una donna nella mia vita, tu sei l’ultima.”
Sulle qualità di scrittrice di Audur Ava Olafsdottir non ci sono certo dubbi; una scrittura, semplice, lineare ed efficace nel cogliere sensazioni e sentimenti, con forme di introspezione psicologica tipicamente femminili.
Difficile invece per noi accettare la “normalità” di quella che il romanzo stesso definisce un’eccezione; questo guazzabuglio di tendenze ed istinti che portano a situazioni in cui la propria soddisfazione personale comporta la sofferenza degli altri, della moglie e dei figli.
Al fondo di Floki c’è un cinismo morale che sarà freddezza della razionalità nordica, ma che moralmente a noi appare come immaturità morale di chi è staccato dalla vita e delle responsabilità che questa comporta nei riguardi del partner con cui si è deciso di avere e di crescere dei figli.

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