L’errore della vendetta

ATTUALITÀ

ParigiAnche noi ci siamo sentiti umanamente colpiti dal massacro di civili inermi recentemente avvenuto a Parigi ad opera dei terroristi dell’Isis; vittime innocenti e casuali di chi pretende di uccidere in nome di Dio, che poi è una contraddizione, soprattutto una negazione, del concetto stesso di Dio. Giovani, come la nostra Valeria di Venezia, che nell’euforia del venerdì sera sono stati accidentalmente ed inconsapevolmente coinvolti in una vera e propria mattanza da macelleria in nome di “Allah è grande!”
Anche noi sentiamo il bisogno di una maggior protezione dalla pazzia omicida dei terroristi, ormai di dimensioni globali, con misure di polizia che ne garantiscano l’efficacia, soprattutto per chi si sposta da un luogo all’altro.
Quello invece su cui non siamo del tutto d’accordo è il come, in Francia ed altrove, si sta reagendo a questi fatti criminali, condannabili sotto tutti i punti di vista.
Sta ai francesi decidere se accettare che i provvedimenti contro il terrorismo comportino una limitazione della loro libertà garantita dalla Costituzione; ma è per lo meno strano che la Francia, patria degli eversori di tutti gli stati che in lei si rifugiano (si legga Toni Negri, tra gli altri), quando invece i terroristi agiscono in casa sua, non trova di meglio che tagliare le libertà del cittadino, nell’ingenua speranza che i terroristi siano controllabili per legge.
Ma quel che più ci preoccupa è che la lotta al terrorismo islamico viene ormai generalmente vista in un’ottica di guerra, a cominciare da Papa Bergoglio che ha parlato di una terza Guerra Mondiale fatta a spezzoni; c’è il rischio reale di una escalation che sappiamo da dove parte, ma non dove arriva.
E poi, secondo noi, il presidente francese Francois Hollande non ha il diritto di coinvolgere tutta l’Europa comunitaria nella sua guerra contro l’Isis; quando c’è stato da mandare i bombardieri ad attaccarne le basi, Hollande non ha chiesto niente a nessuno e si è mosso in base ad una sua particolare ottica nazionale di potere. Provocare da soli la reazione dei terroristi e poi chiamare tutti gli altri all’intervento armato, se risponde ad un’ottica di “grandeur” francese, non risponde ai criteri pacifici che stanno alla base dell’Europa comunitaria.
Ci dispiace, ma è proprio la logica della vendetta, o se si vuole della retaliation (rappresaglia), quella che col mondo islamico porta inevitabilmente ad un prolungamento del conflitto e impedisce una soluzione pacifica, come sta accadendo da decenni tra Israele e i palestinesi.
La logica che noi suggeriamo è quindi un rigido controllo militare della situazione e delle attività del terrorismo arabo, ma non vendette o rappresaglie, che forniscono le motivazioni di nuove vendette e rappresaglie.
Dopo essersi ben organizzati in modo da tenere ‘il toro per le corna’, noi suggeriamo la pratica del “porgere l’altra guancia”, intesa come l’evitare di rispondere alla violenza con la violenza. Forse si tratta solo di dimostrare una superiorità culturale dell’occidente che il mondo islamico, nella lunga fase di integrazione che abbiamo davanti, finirà inevitabilmente per accettare.

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