L’Europa che verrà

ATTUALITÀ

Thienet è da sempre profondamente europeista, convinta della necessità di superare le dimensioni nazionali per confluire tutti insieme in una organica unità europea. Secondo noi, pur nelle inevitabili difficoltà e controversie richieste dalla maturazione, è un processo storicamente irreversibile che ha già nella moneta unica, l’euro, la sua dimostrazione più lampante.
Assistiamo quindi con enorme disagio al fatto che l’unità europea, messa in discussione dalla Brexit, oggi sembri pericolosamente in pericolo per l’imporsi in Europa di forze chiamate ‘sovraniste’ o, come si dice da sempre, nazionaliste, contrarie cioè ad una progressiva integrazione.
Sono oggi molti a pensare che le elezioni europee previste per il maggio 2019, non serviranno solo per il rinnovo del Parlamento Europeo, ma saranno un banco di prova sull’idea e sulla sopravvivenza stessa di un’Europa unita.
In Italia a gettare l’allarme con un pubblico appello è stato lo scorso agosto il filosofo Massimo Cacciari, ex-sindaco di Venezia, secondo il quale “Le elezioni europee che si terranno nella prossima primavera sono una resa dei conti tra europeisti e sovranisti e tra meno di un anno il rischio è che non ci sia più nemmeno uno straccio di Unione Europea; sarebbe una catastrofe spaventosa”.
Noi, non essendo profeti, non siamo in grado di prevedere un disastro di tale portata; dal catastrofismo preferiamo passare ad una visione più positiva e propositiva, capace cioè di salvare nel contempo sia l’Europa che quel che resta del centro-sinistra italiano.
L’Europa cioè come idea capace di aggregare entro la stessa area politica le diverse forze e le diverse idee del centro-sinistra italiano; qualcuno parla già, per le elezioni europee del 2019, di una lista europea attorno a cui confluiscano tutte le forze progressiste esistenti nella varie forme all’interno dell’unione europea.
Questo potrebbe servire ad opporsi. e magari anche a sconfiggere la forze sovraniste, con i loro antistorici nazionalismi, tipo “prima gli Italiani”, e d’altra parte ripensare con uno spirito unitario, ad una Europa certamente diversa da quella attuale perché più rispondente alla dimensione umana, sociale e non solo economica dei suoi cittadini.
Fermi non si può stare, la storia non lo permette; si tratta quindi di scegliere tra un catastrofico no all’Europa, e una maggior integrazione dell’unione, dove cioè con le necessarie forme di federalismo democratico, si cominci a sviluppare una più convinta identità europea.

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