“Liberamente tratto da… “

TEATRO

In altra parte di questo numero di Thienet parliamo dello spettacolo recentemente andato in scena al Teatro Comunale di Thiene, nell’ambito della 39^ Stagione Teatrale, dal titolo “Don Chisciotte”, da un punto di vista puramente teatrale, cioè dello spettacolo che oggettivamente si è visto e vissuto sul palcoscenico.
Qui invece noi intendiamo entrare nel merito di un vezzo che, affacciatosi timidamente, sta sempre più prendendo piede nel teatro italiano contemporaneo, in evidente crisi di creatività.
Stiamo parlando dell’uso sempre più frequente della dicitura “liberamente tratto da…” con cui si contrabbanda un’opera, spesso un classico letterario, per un’altra cosa, che magari può anche essere teatralmente accettabile, ma che, rispetto al titolo, risulta di fatto essere un falso.
In riferimento al caso specifico, potremmo limitarci a dire che il “Don Chisciotte” andato in scena al Teatro Comunale di Thiene, per quanto liberamente tratto…”, semplicemente non è il ‘Don Chisciotte’, capolavoro letterario di Miguel de Cervantes; e questo ben oltre i limiti e le difficoltà di una trasposizione teatrale di un’opera narrativa.
Chi ha letto il romanzo non può riconoscersi nel dramma proposto, al di là dell’accenno ai mulini a vento o ad un innocuo gregge scambiato per un esercito di soldati nemici.
E non è tanto un problema di ciò che è stato tolto o asciugato rispetto al testo originale per adattarlo alla scena; il tradimento sta in ciò che è stato inopportunamente aggiunto.
Stiamo parlando del patto iniziale con la Morte, che sa tanto di “Faust” (conosciuto anche a Thiene) o al coro in funzione narrante, che fa molto teatro classico, per non parlare del rogo di poemi cavallereschi o delle fastidiose urla della moglie di Sancho Panza.
Non solo, ma quello che è stato letteralmente stravolto è il significato grande e profondo che ha fatto del personaggio di Cervantes una categoria del pensiero umano.
Il personaggio letterario del don Chisciotte è infatti il prototipo dell’uomo che resta eroicamente coerente e radicato ai principi e ai valori in cui crede, nonostante sia stato superato dai tempi e dalle circostanze, dove per ritrovarsi deve travisare la triste, squallida realtà.
Sulla scena abbiamo invece visto un personaggio alienato dalle troppe letture di poemi cavallereschi, che gli hanno creato eroiche fantasie, facendogli perdere il contatto con la società del suo tempo, rendendolo pateticamente ridicolo.
Quello che nel romanzo è un eroe malinconico, in cui tutti un po’ ci identifichiamo, qui è diventato un ridicolo alienato zimbello compatito da tutti, che non riesce ad affascinare nemmeno Sancho Panza.
Ecco perché, secondo noi, va duramente stigmatizzato chi contrabbanda il titolo di un’opera letteraria per fare un altro tipo di spettacolo, magari valido, ma comunque diverso, nascondendosi dietro la furbesca formula del “liberamente tratto da…”.

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